Articolo del: 30/11/2008

Sezione: Scienza e coscienza
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Antropologia (29)

Alla fine del nostro ultimo incontro, abbiamo parlato dell’intelligenza. Prima di riprendere la lettura, sarà bene perciò ricordare che com’è possibile una “stupidità” derivante da un difetto d’intelligenza, così è possibile – soprattutto oggi – una “stupidità” derivante da un eccesso d’intelligenza.
Ascoltate, ad esempio, quanto scrive, della stupidità “pretenziosa”, Robert Musil (1880-1942), nel suo Discorso sulla stupidità (Shakespeare & Company, Brescia 1979 – ndr): “Questa stupidità più elevata è la vera malattia dell’educazione (ma, per evitare malintesi; essa significa ineducazione, educazione errata o deformata, sproporzione fra materia e forma nell’educazione) e descriverla è un compito quasi illimitato. Essa giunge fino alla più elevata intellettualità perché se la vera stupidità è un’artista silenziosa, quella intelligente è ciò che contribuisce alla movimentatezza della vita intellettuale, e specialmente alla sua instabilità e infruttuosità. Già anni or sono ho scritto: “Non c’è praticamente nessun pensiero importante che la stupidità non sia in grado di utilizzare, essa è mobile in tutti i sensi e può indossare tutti i vestiti della verità. La verità invece ha una sola veste in ogni occasione, e solo una via, ed è sempre in svantaggio. La stupidità che s’intende con ciò non è una malattia mentale, eppure è la più pericolosa malattia della mente, pericolosa perfino per la vita.””.
Che queste preoccupazioni di Musil non fossero infondate, lo dimostra il fatto che c’è oggi della gente sinceramente persuasa che come l’homo sapiens ha soppiantato nel passato l’uomo di Neanderthal, così l’uomo bio-tecnologico, prodotto iper-intelligente, sia dell’ingegneria genetica, sia del connubio tra l’intelligenza umana e l’intelligenza artificiale, soppianterà nel futuro l’homo sapiens: ossia persuasa – possiamo dire noi – che l’homo “arimanico” soppianterà in futuro l’homo “umano” e, per ciò stesso, cristico (“Ecce Homo”).
Ciò potrebbe effettivamente accadere, ma accadrà soltanto se continueremo ad avere paura di aprire le nostre anime all’antroposofia o alla conoscenza scientifico-spirituale (“Nel fondo della vita dell’anima – dice Steiner – l’uomo possiede più conoscenza di quanto egli pensi. Solo che non vuol far salire in superficie questa conoscenza, perché ne ha paura” – San Silvestro cosmico e pensieri per il nuovo anno – Antroposofica, Milano 2007 – ndr).
L’intelligenza, insomma, va messa umanamente a fuoco alla stessa stregua di un binocolo. La stupidità “stupida” non coglie infatti la realtà perché si arresta al di qua del fuoco, mentre la stupidità “intelligente” non la coglie perché ne va al di là.
Ma torniamo ora a noi.

Dice Steiner: “Pensiamo a quello che abbiamo imparato in questi giorni, e cioè che l’uomo, per quanto concerne la sua testa, entra nella vita con uno spirito che dorme e con un’anima che sogna. E’ dunque necessario che noi educhiamo gli uomini, fin dai primissimi tempi dopo la nascita, attraverso la volontà, perché, se non agissimo attraverso la volontà, non potremmo arrivare fino allo spirito, dormiente nella testa (...) Come educatori, nella prima età del bambino non possiamo disporre di molti mezzi. Allora interviene qualcosa che pure è “genio”, che agisce al di fuori di noi. La lingua contiene il suo genio, ma nei primissimi tempi dello sviluppo infantile non possiamo fare appello allo spirito della lingua. Ma anche la natura ha il suo genio, il suo spirito: se non l’avesse, gli uomini dovrebbero atrofizzarsi per effetto di quella lacuna (tra il sistema delle membra e quello della testa – nda) che si produce nella loro evoluzione nei primi tempi dopo la nascita. E qui il genio della natura crea qualcosa che, per il fatto di essere legata nella sua evoluzione col sistema delle membra, ha in sé qualcosa della loro essenza. Questa sostanza è il latte. Nel corpo della donna, il latte è in relazione con gli arti superiori, con le braccia. Gli organi produttori del latte sono come la continuazione delle braccia verso l’interno. Il latte è l’unica sostanza, nel regno animale e umano, che abbia un’intima parentela con l’essenza delle membra, che in certo modo sia prodotta dall’entità delle membra, e perciò contiene in sé anche la forza dell’entità delle membra. Il latte che si dà al bambino agisce come l’unica sostanza, almeno nell’essenziale, che con la sua azione risveglia lo spirito dormiente. Lo spirito che vi è in ogni materia, si manifesta là dove occorre che si manifesti. Il latte porta in sé il suo elemento spirituale, e questo elemento spirituale ha il compito di destare lo spirito dormiente nel bambino” (pp. 160-161-162).

Diversi anni fa, un caro amico mi disse: “Steiner esagera, vede lo spirito pure nei sassi”. Non aveva evidentemente realizzato che si vincerà il materialismo solo quando si diverrà capaci di vedere lo spirito anche nei sassi. Arimane vorrebbe infatti convincerci che i sassi non hanno niente a che fare con lo spirito, mentre Lucifero vorrebbe convincerci che lo spirito non ha niente a che fare con i sassi.
Divide et impera: questo è il motto degli ostacolatori. Per poter avere in pugno l’uomo, devono infatti sforzarsi di mantenere divisa la sfera materiale da quella ideale: cioè a dire, la sfera della percezione da quella del pensiero. Come abbiamo visto studiando La filosofia della libertà, è però l’uomo a dividere la realtà in queste due parti, ed è perciò l’uomo a doverle riunire, per così ri-creare e ri-trovare tanto la realtà del mondo quanto quella di se stesso.
Fatto si è che il latte, come qualsiasi altra sostanza, è un veicolo di forze, di forze che sono, a loro volta, un veicolo di qualità. Di quella qualità che fa appunto, del latte, il “latte” (in specie “materno”), e ch’è altra, ad esempio, da quella dell’acqua o del vino.
Grazie alla natura, possiamo dunque cominciare a fare quel che in seguito faremo grazie invece alla parola e al pensiero, grazie cioè alla cultura.
Teniamo altresì presente – come spiega Steiner ne Lo sviluppo occulto dell’uomo nelle sue quattro parti costitutive – che il latte unisce l’uomo “alle condizioni della Terra, ma non lo incatena alla Terra”, ed è per questo diverso, sia dalla carne, che lo vincola troppo alla Terra (arimanicamente), sia dai vegetali, che lo svincolano troppo dalla Terra (lucifericamente).

Dice Steiner: “La natura educa naturalmente. Noi uomini quando cominciamo ad agire mediante il linguaggio e le nostre azioni, cominciamo a educare animicamente. Perciò è così importante che nell’educazione e nell’insegnamento diventiamo ben coscienti che non possiamo assolutamente cominciare con l’influire sulla testa del bambino. La testa porta già nel mondo, attraverso la nascita, gli elementi di quello che essa diventerà. Noi possiamo svegliare ciò che è nella testa, non possiamo trasfondere nulla in essa (...) Naturalmente, quando il bambino ha sette anni e comincia ad andare a scuola, non è rimasto fino allora nella culla, ma ha fatto qualcosa, si è formato da sé imitando gli adulti, ha fatto sì che la parte spirituale della sua testa si sia, in certa misura, svegliata: allora noi possiamo utilizzare ciò che si è destato nel suo spirito per apportargli il leggere e lo scrivere in modo convenzionale; ma allora cominceremo a danneggiare questo spirito con la nostra influenza. Perciò vi ho detto che, in un insegnamento ben fatto, si deve insegnare a leggere e a scrivere partendo dall’arte. I primi elementi del disegno e della pittura, i primi elementi della musica devono precedere, poiché essi agiscono sui sistemi degli arti e del petto, e solo in modo mediato su quello della testa (...) Supponiamo di scrivere davanti al bambino la lettera f; se gli diciamo di osservarla bene e di copiarla, noi agiamo prima, attraverso la vista, sul suo intelletto, e poi l’intelletto addestra la volontà. Questa è la via sbagliata, opposta a quella buona. La via giusta è quella di svegliare l’intelletto il più possibile attraverso la volontà. E questo possiamo farlo soltanto se partiamo dall’insegnamento artistico per passare poi alla formazione intellettuale” (pp. 163-164).

Occorre dunque cominciare agendo “in modo mediato” o indiretto sul sistema della testa. Il problema – lo abbiamo già detto – non è perciò quello di arrivare o non arrivare alla “formazione intellettuale”, bensì quello del modo in cui è giusto e sano (“fisiologico”) arrivarci.
Vedete, quello degli arti è un polo caldo, quello del petto è un polo tiepido (in cui si alternano, ma anche si contemperano, il caldo e il freddo) e quello della testa è un polo freddo. Partire dall’intelletto per “addestrare” la volontà, vuol dire dunque portare il freddo direttamente incontro al caldo (cosa che, se riguardasse i muscoli, potrebbe procurare dei crampi). E che rischio si corre, agendo così? Quello di raggelare il sentire e di irrigidire il volere, finendo così col trasformare la scuola in una caserma. In questa, infatti, “gli ordini vanno eseguiti”: vale a dire, ciò che l’intelletto ha appreso (l’ordine) va tradotto immediatamente in volontà (eseguito) (è significativo, da questo punto di vista, che le bande militari dispongano dei fiati e delle percussioni, che sono rispettivamente in rapporto col pensare e col volere, e non degli “archi”, che sono in rapporto col sentire).
Per evitare di trasformare la scuola in una caserma (e i bambini in reclute, magari “nonniste” o “bulliste”), non si tratta perciò di essere “lassisti” o di comportarsi sentimentalmente o moralisticamente in modo “permissivo” o “buonista”, bensì si tratta di non seguire la “via sbagliata” e di compiere ogni sforzo atto a far sì – per riprendere le parole di una meditazione data da Steiner – che lo Spirito solare “illumini le nostre menti” e “riscaldi i nostri cuori”.

Dice Steiner: “Dovete pensare che il bambino, mentre vi occupate della sua educazione e istruzione, ha anche qualche altra cosa da fare, oltre quella che fa con voi. Egli deve compiere cose di tutti i generi, che rientrano solo indirettamente nella vostra sfera. Il bambino deve crescere. E voi dovrete rendervi conto che, mentre voi lo educate e istruite, il bambino deve crescere nel giusto modo. Che cosa significa questo? Significa che, con la vostra educazione e il vostro insegnamento, non dovete disturbare la sua crescita, ma procedere di pari passo con le necessità della crescita stessa. Quanto vi dico è di importanza del tutto speciale per i primi anni di scuola, poiché se fino al cambiamento dei denti è prevalente la formazione della testa, dopo (e precisamente negli anni della scuola elementare) predomina lo sviluppo vitale, cioè la crescita e tutto ciò che vi è connesso, fino alla pubertà. La pubertà segna la conclusione dello sviluppo organico relativo alla parte mediana dell’uomo, al tronco” (pp. 164-165).

Per non disturbare la crescita del bambino e per “procedere di pari passo con le necessità della crescita stessa”, occorre naturalmente conoscere tali necessità: occorre cioè conoscere in qual modo e attraverso quali fasi si svolga la crescita.
Ma di questo si sa poco o nulla, e si fanno quindi dei tentativi (riforme su riforme), se non addirittura degli “esperimenti” (le famose scuole “sperimentali”). Ma è lecito fare esperimenti con le anime dei bambini o dei giovani? Un esperimento, proprio perché tale, può riuscire o fallire. E se fallisce, che ne sarà di quanti vi sono stati sottoposti?

Dice Steiner: “Se non avete nessuna conoscenza dell’azione che, per mezzo dell’educazione e dell’insegnamento, potete esercitare animicamente, in modo da accelerare o rallentare la crescita, come potrete essere dei buoni educatori e insegnanti? Voi avete in mano, fino a un certo grado, la possibilità di agire animicamente in modo da disturbare le forze sane di crescita in un bambino, così da farlo crescere tutto in lunghezza, cosa che, secondo le circostanze, può essere anche dannosa. Ugualmente, avete in mano, fino a un certo grado, la possibilità di rallentare in modo malsano la crescita del bambino, così che egli resti piccolo e tozzo” (p. 165).

Essendo ignari dei rapporti intercorrenti tra il corpo fisico e quello eterico (il corpo delle “forze plasmatrici”), è in effetti possibile, “fino a un certo grado”, tanto accelerare, inopportunamente, le forze di crescita di un bambino longilineo, la cui costituzione è per lo più sottesa dal temperamento melanconico, quanto frenare, altrettanto inopportunamente, quelle di un bambino brevilineo, la cui costituzione è per lo più sottesa dal temperamento collerico.
S’ignora infatti che, facendo “crescere tutto in lunghezza” un bambino già “longilineo”, si rischia d’impegnare troppe forze eteriche o vitali nella costruzione del suo corpo fisico, così che poche ne rimarranno (com’è nei caratteri astenici) da mettere in seguito al servizio dell’anima; allo stesso modo s’ignora che, facendo restare “piccolo e tozzo” un bambino già “brevilineo”, si rischia, al contrario, d’impegnare poche forze eteriche o vitali nella costruzione del suo corpo fisico, così che troppe ne rimarranno (com’è nei caratteri stenici) da mettere in seguito al servizio dell’anima.
Per poter agire opportunamente sul corpo eterico, l’educatore dovrà naturalmente servirsi dell’Io e del corpo astrale.

Dice Steiner: “Come possiamo conoscere i rapporti che intercorrono fra l’anima e le condizioni in cui si svolge la crescita? Ricorrendo a una psicologia migliore di quanto non sia la psicologia comune. Questa psicologia migliore ci dice che tutto ciò che accelera le forze di crescita, che organizza queste forze in modo che il fanciullo cresca tutto in lunghezza, dipende in certa misura dalla formazione della memoria. Se sforziamo troppo la memoria del bambino, ne faremo, entro certi limiti, un essere lungo e smilzo. Se invece sforziamo la sua fantasia, allora lo tratterremo indietro nella sua crescita. Memoria e fantasia stanno in un misterioso rapporto con le forze di sviluppo che agiscono nell’essere umano” (p. 166).

Sarebbe dunque opportuno non solo non sforzare troppo la memoria del bambino longilineo e non eccitare troppo la fantasia del bambino brevilineo, ma anzi coltivare la fantasia nel primo e la memoria nel secondo.
Ricordate quanto abbiamo visto, a suo tempo (cfr. 7° incontro – ndr)? Abbiamo visto che la memoria nasce dalla (fredda) antipatia, mentre la fantasia nasce dalla (calda) simpatia.
Coltivando la fantasia, si possono perciò controbilanciare (“entro certi limiti”) le forze di antipatia che prevalgono nel bambino longilineo (a maggior ragione, se melanconico), così come, coltivando la memoria, si possono (sempre “entro certi limiti”) controbilanciare le forze di simpatia che prevalgono nel bambino brevilineo (a maggior ragione, se collerico).
Per poter fare tutto questo, è però necessario che il maestro, sin dall’inizio, osservi con cura ogni allievo, così da poter notare, alla fine dell’anno scolastico, in qual modo ciascuno è cambiato.

Dice Steiner: “Ecco perché è così importante conservare gli stessi scolari durante tutti gli anni di scuola, e perché è un sistema così assurdo quello di dare ogni anno gli scolari nelle mani di un altro maestro. La cosa presenta però anche l’aspetto reciproco: il maestro impara a poco a poco, all’inizio dell’anno scolastico e al principio dei periodi di sviluppo (settimo, nono e dodicesimo anno), a conoscere i suoi scolari. Impara quali sono gli scolari che appartengono nettamente al tipo “fantasia” (gli stenici, collerici o sanguigni - nda), che trasformano ogni cosa; e quali invece appartengono al tipo “memoria” (gli astenici, melanconici o flemmatici – nda), che sono capaci di ritenere tutto quanto. Può rendersi conto di questo (...) non tanto basandosi sulla crescita corporea esteriore, quanto basandosi appunto sulle qualità di memoria e di fantasia degli scolari. Occorre sapere se un bambino minaccia di allungarsi troppo in fretta, cosa che si verifica quando ha una memoria troppo buona; oppure se minaccia di restare troppo tarchiato, quando ha troppa fantasia. Non basta parlare in continuazione dei rapporti fra l’anima ed il corpo, ma bisogna anche saper osservare e riconoscere nell’essere umano in formazione l’azione reciproca del corpo, dell’anima e dello spirito” (pp. 166-167).

Potremmo dire, volendo, che la memoria è “solida”, mentre la fantasia è “liquida”, se non addirittura “aeriforme”. Grazie alla memoria, “fissiamo” ad esempio le cose; grazie alla fantasia costruiamo invece i “castelli in aria”. L’una insomma “coagula”, mentre l’altra “solve”.
Diceva Goethe: “Tutto l’effimero non è che un simbolo”. Anche il corpo fisico, effimero o caduco, è dunque un simbolo che, al pari di ogni altro, manifesta o rivela qualcosa che lo trascende: quanto vive, cioè, nell’anima e nello spirito.
Per interpretarlo correttamente, occorre pertanto sviluppare quella coscienza “ispirativa” o “illuminata” deputata appunto a leggere “la scrittura occulta”. “I segni della scrittura occulta – afferma infatti Steiner ne L’iniziazione – non sono ideati arbitrariamente, ma corrispondono alle forze che sono attive nel mondo”.
Abbiamo finito l’undicesima conferenza. La prossima volta cominceremo la dodicesima.

Roma, 1 giugno 2000

 

Lucio Russo
 
Rudolf Steiner