Articolo del: 22/05/2010

Sezione: Cultura, politica ed economia
Scarica il file in formato DOC
Scarica il file in formato PDF
 

Pensare il Novecento (3)

Il comunismo, il fascismo e il nazionalsocialismo hanno dunque sovrapposto, sebbene in modo diverso, l’uomo politico o giuridico a quello spirituale, mentre il liberismo, gli ha sovrapposto l’uomo economico (mettendo così in piedi una “plutocrazia” o una sorta di “totalitarismo economico” che “mercifica” la cultura e la politica) (50).
Anziché promuovere, ad esempio, la “libera concorrenza” delle idee (che, non più sorrette dal potere politico o da quello economico, potrebbero finalmente dimostrare il loro intrinseco valore), si sforza di promuovere (darwinianamente) la “libera concorrenza” proprio nell’ambito di quella sfera economica che esigerebbe, al contrario, un’organizzazione fraterna e solidale.
Scrive Luciano Barca: “Preme qui osservare soltanto che l’affermazione secondo la quale il mercato garantisce che all’interesse di ciascuno corrisponda sempre il massimo di benessere collettivo presuppone a monte, in ogni momento, un massimo di razionalità ed efficienza nella allocazione della proprietà: in assenza di ciò, e in presenza, per esempio, di una allocazione di impresa fatta per semplice diritto ereditario a persona incapace di gestire un’attività produttiva, il ragionamento perde ogni sua coerenza interna” (51).
Che tale obiezione sia fondata può dimostrarlo il fatto che la “triarticolazione” dell’organismo sociale proposta da Steiner prevede appunto dei “trapassi di diritto” (cioè un’”allocazione della proprietà”) (52). “Nei miei Punti essenziali – spiega – ho cercato di mostrare che un modo di pensare veramente sociale non può voler instaurare il trapasso dell’amministrazione del capitale dalle mani del singolo o di gruppi di singoli a quelle della collettività; ma che, al contrario, il singolo deve avere la possibilità di porre le proprie facoltà al servizio della collettività, senza alcun ostacolo, mediante l’impiego del capitale; e che quando egli non possa o non voglia più esercitare in questo modo le sue facoltà, l’impiego del capitale debba passare ad altra persona che possieda facoltà analoghe. Ma questo trapasso non deve avvenire per opera di privilegi statali o di potenza economica; bensì il successore dovrà essere designato da chi, per l’educazione ricevuta nella libera sfera spirituale, abbia conseguito l’idoneità a scoprire la persona più adatta dal punto di vista sociale” (53).
Sia nel caso del liberismo che in quelli del comunismo, del fascismo e del nazionalsocialismo è dunque la sfera spirituale a venire soprattutto mortificata. Ciò non deve stupire, poiché gli uomini moderni hanno “rimosso nell’inconscio” (direbbe Freud) proprio la vivente realtà dello spirito (54).
Affinché non si creda che, parlando di una libera sfera spirituale, si abbia in vista la sola libertà “religiosa” (55), sarà bene ricordare che tale organizzazione comprende non solo la religione, ma anche la scienza, l’arte, l’insegnamento e la formulazione delle sentenze giudiziarie, mentre quella giuridica comprende l’attività di polizia e di amministrazione sulla base del diritto, e quella economica comprende la produzione, la distribuzione e il consumo delle merci (56).
Scrive in proposito Steiner: “Le tre branche dovranno mostrare di avere particolare efficacia, dovranno dare il “la”: in primo luogo la politica che provvede alla sicurezza; in secondo luogo l’organizzazione del lavoro, del lavoro puramente materiale, vale a dire, l’ordinamento economico, il sistema economico. Questa è la seconda. La terza è il sistema della produzione spirituale nella quale annovero, come dissi allora, anche la giurisprudenza, il diritto (non la giustizia amministrativa, ma quella civile e quella penale) (...) Tutte le questioni giuridiche, pedagogiche e spirituali vengono affidate alla libertà della persona. In questo campo lo Stato ha solo giurisdizione di polizia, non di iniziativa. Quello che qui s’intende è solo apparentemente radicale; e in realtà vi si può scontrare solo chi non vuol guardare senza pregiudizi in faccia ai fatti. Lo Stato lascia che le corporazioni settoriali, professionali e popolari, istituiscano i loro tribunali, le loro scuole, le loro chiese e così via. E lascia che il singolo si scelga la sua scuola, la sua chiesa, il suo giudice. Naturalmente, non di volta in volta, ma per un certo tempo” (57).
Come ci auguriamo di essere riusciti (almeno un poco) a dimostrare, se si vuole pensare davvero il Novecento occorre allora superare l’intellettualismo e il materialismo, e scoprire, nell’ideale socialista, la forza cristica deputata a ispirare la vita economica dell’organismo sociale triarticolato (58).
Come il Padre e lo Spirito Santo vanno messi rispettivamente in rapporto – afferma infatti Steiner – con l’uguaglianza (quindi con l’apparato politico o giuridico) e con la libertà (quindi con l’apparato culturale o spirituale), così il Figlio va messo in rapporto con la fraternità (quindi, con l’apparato economico).
Sappiamo bene che non è facile.
François Furet, ad esempio, riflettendo sul fallimento del comunismo, scrive: “Se la democrazia borghese non costituisce ciò che precede il socialismo, ma ciò che lo segue, non è più possibile immaginare alcunché oltre l’orizzonte in cui si vive” (59).
Eppure, proprio negli anni in cui in Russia prendeva il potere il comunismo, Steiner ha per l’appunto “immaginato” una realtà che va “oltre l’orizzonte”, sia della democrazia borghese, sia del socialismo marxista. Una realtà, ossia l’organismo sociale “triarticolato” (non “tripartito”, raccomanda Steiner) (60), che non si presta, in quanto appunto organismo (realtà vivente), a essere pensato alla stessa stregua di una “macchina”, della quale sia possibile fornire in anticipo i “dati tecnici” e i cui problemi possano essere risolti in termini di “ingegneria sociale”.
Esso – spiega infatti Steiner – “per chi lo consideri a fondo rappresenta qualcosa che può scaturire dalle strutture statali odierne, senza alcun dubbio o timore, nel pieno riconoscimento e rispetto di tutti i diritti storici e delle condizioni di fatto. E’ dunque naturale che su quanto va così realizzato ci si astenga dai particolari. Negli impulsi che vengono pensati in modo realmente pratico, i particolari emergono nel corso dell’attuazione. Solo l’utopista può escogitare fino al dettaglio, e perciò le sue costruzioni, scaturite da un pensiero astratto, sono anche irrealizzabili “ (61).
E’ decisivo capire, insomma, che la “triarticolazione” non è un “modello” sociale “bello e fatto”, ossia uno statico prodotto (analogo, ad esempio, a quelli della Repubblica di Platone, dell’Utopia di Tommaso Moro o de La città del sole di Campanella), bensì un dinamico e continuo prodursi: ovvero, un’incessante creazione sociale e morale (62).
Per questo, - ribadisce Steiner – è fondamentale “trovare l’orientamento, la struttura dell’organismo sociale. Il problema non è quindi di fare dei programmi, ma di trovare come gli uomini riescano a vivere insieme al fine di scoprire quelli che possono essere impulsi sociali” (63).
Fatto si è che un’organizzazione sociale è tanto più viva e sana quanto più riesce a mettere a frutto, nell’interesse di tutti, le proprie risorse materiali e spirituali; le risorse spirituali, però, possono essere fornite esclusivamente dai talenti individuali, e questi, per poter maturare, hanno assoluto bisogno della libertà.
“Un risanamento dell’organismo sociale è possibile – afferma infatti Steiner – solo se gli uomini creano una nuova vita spirituale nella libertà” (64).
Qualunque organizzazione sociale venga edificata, più o meno scientemente, sulla paura dello spirito e della libertà è pertanto destinata alla decadenza, alla corruzione e alla morte.

P.S.
A Veneziani, e a tutti quegli storici o studiosi di scienze sociali che non riescono a comprendere (nemmeno a-posteriori) l’immane tragedia del Novecento, e che non vogliono ricorrere (bontà loro) a Steiner, consigliamo almeno di leggere le seguenti e profetiche parole del giovane Nietzsche (1876):
“Come vede il filosofo la cultura del nostro tempo? Certo molto diversamente da quei professori di filosofia soddisfatti del loro Stato. Gli sembra quasi di percepire i sintomi di una completa estirpazione e sradicamento della cultura, quando pensa alla fretta generale e alla crescente velocità di caduta, al venir meno di ogni contemplatività e semplicità. Le acque della religione defluiscono lasciandosi dietro paludi e stagni; le nazioni si dividono di nuovo nel modo più ostile e smaniano per dilaniarsi. Le scienze, esercitate senza alcuna misura e nel più cieco laisser faire, disgregano e dissolvono tutto ciò che era fermamente creduto; i ceti e gli Stati evoluti sono travolti da una grandiosa e spregevole economia del denaro. Mai il mondo fu più mondo, né più povero di amore e bontà. I ceti colti non sono più fari o asili in mezzo a tutta questa irrequietudine di secolarizzazione; essi diventano ogni giorno più irrequieti, più privi di idee e d’amore. Tutto serve alla prossima barbarie, comprese l’arte e la scienza attuali. L’uomo colto è degenerato ed è diventato il più grande nemico della cultura, perché vuole negare la malattia generale ed è di ostacolo ai medici (...) L’altro lato non è per niente più consolante, anzi è tanto più inquietante. Vi sono certamente delle forze, forze enormi, ma selvagge, primordiali e in tutto e per tutto spietate. Si guarda ad esse con angosciosa attesa, come alla pentola nella cucina di una strega: in ogni momento possono esservi lampi e convulsioni per annunciare fenomeni spaventosi” (65).

Note:

50) il liberismo, nella misura in cui riconduce l’attività spirituale e quella politica all’interno di quella economica, inverte di fatto (e regressivamente) quel moto centrifugo dal quale erano scaturite la rivoluzione scientifica (connessa al pensare), quella politica (connessa al sentire) e quella industriale (connessa al volere);
51) L.Barca: Da Smith con simpatia – Editori Riuniti, Roma 1997, p. 22;
52) Steiner non solo puntualizza che “quale proprietà individuale della persona che dirige un’azienda va considerata soltanto la somma ch’essa preleva in base alle richieste che, nell’assumere l’azienda, essa ha creduto di fare per le sue attitudini individuali e che appaiono giustificate dal fatto che essa ha ricevuto dalla fiducia di altri il capitale per la sua valorizzazione” (I punti essenziali della questione sociale, pp. 86-87), ma precisa pure che “solo chi non voglia scegliere da sé la persona a cui trasmettere il capitale da lui ammassato avrà la libera facoltà di cedere a una corporazione dell’organizzazione spirituale il diritto di disporne” (ibid., p. 89);
53) R.Steiner: ibid., p. 163;
54) afferma Steiner: “Gli estremisti di destra non hanno alcuna idea di che cosa si nasconda nei loro impulsi di sentimento, quelli che fanno di loro dei conservatori o dei reazionari. I radicali bolscevichi non hanno idea di che cosa si nasconda nei loro istinti e di come, con la loro logica, uccidono quel che essi vogliono mettere in evidenza nella vita esteriore. La vita incosciente è oggi molto forte nell’umanità (Risposte della scienza dello spirito a problemi sociali e pedagogici, p. 219);
55) cfr. C.Salvi: Il libro nero e la libertà religiosaCorriere della sera, 12 febbraio 1998;
56) R.Steiner: Come si opera per la triarticolazione dell’organismo sociale – Antroposofica, Milano 1988, p. 214;
57) R.Steiner: Esigenze sociali dei tempi nuovi, pp. 134 e 233;
58) “Il Cristo – afferma Steiner – deve penetrare nell’umanità come impulso sociale” (La questione sociale: un problema di consapevolezza – Antroposofica, Milano 1992, p. 40);
59) F.Furet: Comunismo e Fascismo una rivoluzione per due in Lo spettro e l’Europa – Liberal, Roma 1996, p. 5. In effetti, ai tanti misfatti del comunismo, del fascismo e del nazionalsocialismo andrebbe aggiunto anche quello di aver ridato fiato, grazie ai loro fallimenti, al capitalismo (liberista);
60) R.Steiner: Come si opera per la triarticolazione dell’organismo sociale, p. 134;
61) R.Steiner: I memorandum del 1917 – Tilopa, Roma 1991, p. 28;
62) “Ampie cerchie dell’umanità – osserva Steiner – sono incapaci di pensare all’organismo sociale vivente (...) Oggi è difficilissimo chiarire alla gente che occorre un pensiero nuovo, nuovissimo, aderente alla realtà (...) Il punto non è solo conoscere qualcosa grazie alla scienza dello spirito, ma trasformare, cambiare il nostro pensiero grazie ad essa” (La questione sociale: un problema di consapevolezza, pp. 124, 134 e 138). Cfr. anche: Pensare la triarticolazione, 11 novembre 2002;
63) R.Steiner: Risposte della scienza dello spirito..., p. 29. Si potrebbe dire, volendo, che la triarticolazione dell’organismo sociale sta alla vita sociale come l’aratura e la semina stanno al raccolto. “Il punto – spiega infatti Steiner – non è pensare a come debba strutturarsi l’organismo sociale”, bensì produrre le condizioni che gli consentano di strutturarsi in qualche modo “da sé“, in quanto “ciò che è sociale nasce dall’interazione regolata, edificata sulla triarticolazione, dalla collaborazione veramente armonica tra esseri umani” (La questione sociale: un problema di consapevolezza, p. 88);
64) cit. in P. Tradowsky: Kaspar Hauser – L’Opera, Roma 1997, p. 120;
65) F.Nietzsche: Schopenhauer come educatore – Rizzoli, Milano 2004, pp. 90-91 e 92.

 

Lucio Russo
 
Rudolf Steiner