Articolo del: 30/03/2012

Sezione: Scienza e coscienza
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Massime antroposofiche 106/107/108 - 2°

Cosmicamente considerato, nell'essenza di questa evoluzione umana sta il mistero solare. Con ciò che l'uomo poteva percepire nel sole, fino a quella svolta importante della sua evoluzione, erano collegate le entità divino-spirituali della sua origine. Queste si sono staccate dal sole, lasciandovi soltanto la loro parte morta, in modo che l'uomo non può ormai più accogliere nella sua corporeità, per mezzo del sole, che la forza di pensieri morti” (p. 77).

Questo significa che il Sole vero non è quello che si vede, ma quello che ci consente di vedere: non il Sole visto, cioè, ma il Sole vedente.
Dal momento che dal Sole fisico non ci arriva ormai che “la forza di pensieri morti”, dobbiamo fare appello al Sole del “sacro cuore” ch’è in noi e alla luce e al calore del pensiero di cui è la fonte (come ben sapevano, ad esempio, gli egizi).
Vedete, siamo abituati a dire, giustamente (con Giovanni), che “il Verbo si è fatto carne, e abitò fra noi”. Ma dov’era il Verbo prima di farsi “carne” e di abitare sulla Terra “fra noi”? Era nel Sole, anzi era il Sole o, meglio ancora, lo Spirito del Sole.
Col farsi ”carne”, questo Spirito si è trasferito sulla Terra, diventando così lo Spirito solare della Terra, lo Spirito che trasformerà un giorno la Terra in un nuovo Sole.
Il Sole conosciuto va quindi tramontando, mentre il Sole sconosciuto va sorgendo (“E la luce risplende fra le tenebre; ma le tenebre non l’hanno ricevuta” Gv 1,5).
Solo sulla Terra è dunque possibile trovare e incontrare il Cristo. Chiunque non lo trovi e non lo incontri durante la vita terrena non può pertanto sperare di poterlo fare nel corso della vita dopo la morte, ma deve aspettare di tornare sulla Terra.
E’ questo, essenzialmente, il motivo per il quale desideriamo a un certo punto lasciare il mondo spirituale per affrontare una nuova vita terrena.
Vi suggerisco la seguente meditazione:

Il Sole illumina
L’oscurità della materia;
Così illumini l’essere
Risanatore dello Spirito
L’oscurità dell’anima
Nel mio essere uomo.
Ogni volta che rammento
Con giusto calore di cuore
La potente forza del Sole
Esso splende in me
Con forza spirituale meridiana (18).

Ma quelle entità hanno inviato il Cristo dal sole sulla terra. E il Cristo, per la salvezza dell'umanità, ha collegato il suo essere con la morte dell'essenza divino-spirituale nel regno di Arimane” (p. 77).

E’ questa, l’ho già detto, una mutazione di ordine antropologico e cosmico, della quale, tuttavia, non si ha ancora reale coscienza.
A tutt’oggi, ad esempio, si usano porre la teologia e la trascendenza da una parte e l'antropologia e l'immanenza dall’altra, senza tener conto che questi dualismi sono finiti nel momento stesso in cui il Cristo si è fatto uomo.
Per questo Vladimir Solov’ëv ha sentito il bisogno (come ho già ricordato) di coniare un nuovo termine: quello di “Teandria” o di “Divinoumanità” (19), e Paolo ha detto: “E’ Cristo che ci dona l’ardire, se abbiamo fede in lui, di presentarci con piena confidenza a Dio” (Ef 3,12).
Non dobbiamo pensare, naturalmente, che il Cristo abbia fatto d’improvviso un salto dal Sole alla Terra; dobbiamo piuttosto pensare che abbia accompagnato la discesa dell’umanità (attraverso i livelli di cui abbiamo parlato commentando la lettera precedente), per poi raggiungerla quando questa è entrata infine nella sfera della morte (dice, a questo proposito, Steiner: “Sappiamo già che l’entità, che indichiamo col nome del Cristo, è discesa sulla nostra terra da regioni superiori; che per così dire essa era stata veduta mentre si avvicinava: nell’antica Persia, sul sole, per mezzo della chiaroveggenza di Zarathustra; poi da Mosè, nel roveto ardente; ed infine da coloro che sperimentarono l’avvento del Cristo, con la presenza del Cristo nel corpo di Gesù di Nazareth”) (20).
Ricordate che cosa rispose Lucifero a Eva, che temeva, mangiando il “frutto proibito”, di morire? Ve lo leggo: “Voi non morirete affatto! Anzi! Dio sa che nel giorno in cui ne mangerete, si apriranno i vostri occhi e diventerete come Dio, conoscitori del bene e del male” (Gn 3,4-5).
E sapete che cosa significa Michael? Significa: “Chi come Dio?”.
Dunque, notate: Lucifero dice: “diventerete come Dio”, mentre Michele dice: “Chi come Dio?”.
Che cosa significa? Significa che un conto è divenire un Dio (ciò che si è), ossia un Io o un’entità spirituale, altro voler essere “come” Dio, ossia imitare, da ego, l’Io (il “diavolo”, infatti, viene anche detto la “scimmia di Dio”). In Dostoevskij, ad esempio, questo contrasto è quello tra il “Dio-uomo” e l’”uomo-Dio” o tra la “divino-umanità” e l’”umano-divinità” (21).
(Così precisa, a scanso di equivoci, Steiner: “Non si pensi di essere noi stessi Dio! […] Come una goccia del mare non è il mare stesso, ma solo una goccia, così l’io dell’uomo non è Dio ma una goccia della sostanza divina: Dio comincia a parlare nell’anima umana” [22].)
Dice Ireneo di Lione: “Dio si è fatto uomo perché l’uomo si faccia Dio” (in grazia appunto del “Dio-uomo”), e Pavel Evdokimov afferma: “L’antropologia ortodossa non è morale ma ontologica, è l’ontologia della deificazione” (23).
Che il Cristo, come dice Steiner, abbia “collegato il suo essere con la morte dell'essenza divino-spirituale nel regno di Arimane” vuol dire dunque che il Cristo ha posto il germe della vita nel grembo della morte, e ch’è solo da questo grembo, e solo in virtù di tale germe, che può pertanto nascere, crescere e fiorire una “vita nova”.
Uno dei libri di Steiner è intitolato, lo sapete: Il cristianesimo come fatto mistico (24).
Vedete, come un “fatto”, un “evento” o, come abbiamo appena detto, un “germe” (carico di futuro), e non quindi come un “insegnamento”, una “dottrina” o, tantomeno, una concreta “istituzione” religiosa.
Ascoltate, in proposito, queste parole del poeta e filosofo russo Aleksej Chomjakov (1804-1860): “Il cristianesimo altro non è che la libertà in Cristo”; “Nessun indizio esteriore, nessun segno possono limitare la libertà della coscienza cristiana”; “L’unità della chiesa altro non è che l’accordo delle libertà individuali” (25).

In tal modo l'umanità ha una doppia possibilità che è la garanzia della sua libertà: di rivolgersi al Cristo, ora coscientemente, con l'atteggiamento dello spirito che essa ebbe incoscientemente nella discesa dalla veggenza dell'esistenza spirituale soprasensibile, fino all'uso dell'intelligenza; oppure di voler sentire sé stessa nella separazione da quell'esistenza spirituale, abbandonandosi con ciò all'orientamento preso dalle potenze arimaniche” (pp. 77-78).

Ecco il grande bivio, la grande scelta. L’incarnazione del Logos, lo abbiamo appena detto, è una potenzialità che l'uomo, in quanto libero, può attuare o non attuare (non peccando o peccando contro il Figlio o il “sentire divino”).
Chi voglia attuarla deve però imparare a risalire dalla “intelligenza” alla “veggenza dell’esistenza spirituale”, sviluppando, a partire dall’ordinaria coscienza intellettuale o rappresentativa, la coscienza immaginativa, la coscienza ispirata e quella intuitiva (santificando cioè lo spirito o l’intelletto profano, ed evitando così di peccare contro lo Spirito Santo o il “pensare divino”).

(…) Si può ora dire: ciò che in questa condizione fu fatto fin qui dall'umanità si compì semi-inconsciamente. E in questo modo siamo stati condotti al buono che vi è nella concezione naturale vivente in idee astratte, nonché ad altri altrettanto buoni principii di condotta di vita.
Ma ora è passata l'epoca in cui all'uomo è consentito di svolgere la propria esistenza inconsciamente entro la pericolosa sfera di Arimane.
L'indagatore del mondo spirituale deve oggi rendere avvertita l'umanità del fatto spirituale che Michele ha preso su di sé la direzione spirituale delle vicende umane. Michele compie quello che deve compiere in modo da non influire sugli uomini; ma essi, liberamente, possono seguirlo per ritrovare, con la forza del Cristo, la via per uscire dalla sfera di Arimane nella quale di necessità dovettero entrare
” (p. 78).

“Raddrizzate la via del Signore”, dice il Battista, poiché è “passata l'epoca – spiega Steiner - in cui all'uomo è consentito di svolgere la propria esistenza inconsciamente”.
L’umanità, discesa dal sonno (spirituale) al sogno (astrale), dal sogno al dormiveglia (eterico) e dal dormiveglia alla veglia (fisica o terrena), dovrebbe quindi, invertendo (“raddrizzando”) la rotta, risalire coscientemente, grado a grado, questi stessi livelli.
“Michele – dice Steiner - compie quello che deve compiere in modo da non influire sugli uomini”. E’ questa, di fatto, la principale differenza tra le forze irregolari od ostacolatrici e le forze regolari o aiutatrici: le prime possiedono, mentre le seconde, rispettando la libertà umana, attendono che l’uomo le evochi e apra loro le porte dell’anima.
Michele perciò non ci forza, non ci obbliga, non ci costringe, ma si propone (sulla soglia che divide il corpo eterico da quello fisico) come “modello” o come “esempio” di ciò che dovremmo fare (“arruolandoci”) per ritrovare e realizzare la nostra umanità.
A noi, dunque, la responsabilità di seguire o non seguire il suo esempio.
Sappiamo che Lucifero e Arimane ci “dis-umanano”. Stiamo attenti, però, perché per riconoscere il dis-umano bisogna aver sviluppato il senso dell'umano (dice ancora il Pater Noster formulato da Steiner: “Essendo il tentatore solo illusione e inganno dai quali Tu ci liberi grazie alla luce della conoscenza di Te”).
Il che non è facile, giacché il dis-umano si presenta oggi non solo ingannevolmente come “umano”, ma anche come “post-umano” (“Il peccato della Cristianità – scrive Merežkovskij (1861-1945) – sta nel fatto che, ora come mai, i padroni del mondo non sono gli uomini cattivi o stupidi, ma i non-uomini: “loglio” con sembianza umana…) (26).
Vi consiglio caldamente di leggere, al riguardo, le conferenze di Steiner raccolte nel volume intitolato: Il cristianesimo esoterico e la guida spirituale dell’umanità (27), dal momento che possono far capire, forse più di altre, quanto sia arduo sviluppare una vera coscienza (un vero senso) della realtà del Cristo, e per ciò stesso dell’umano.

Chi onestamente, dall'essere profondo dell'anima sua, può sentirsi uno con l'antroposofia, comprende nel giusto modo questo fenomeno di Michele. E l'antroposofia vorrebbe essere il messaggio di questa missione di Michele” (p. 78).

Un conto, diceva Schopenhauer, è vivere di qualcosa, altro vivere per qualcosa.
Per vivere per l’antroposofia occorre sentirsi “uno con l'antroposofia”; ma può “sentirsi uno con l’antroposofia” soltanto chi, dopo averla fatta passare (doverosamente) per i nervi, se la faccia entrare nel sangue.
Diamo adesso una breve occhiata alle massime.

106) "Michele riascende le vie che l'umanità ha discese sui gradini dell'evoluzione dello spirito fino all'esplicazione dell'intelligenza. Solo che Michele guiderà la volontà a riascendere le vie che la saggezza ha discese fino al suo ultimo gradino, all'intelligenza”.

Abbiamo appunto detto che l’umanità, inconsciamente discesa dal sonno (spirituale) al sogno (astrale), dal sogno al dormiveglia (eterico) e dal dormiveglia alla veglia (fisica), dovrebbe coscientemente “riascendere”, grado a grado e sotto la guida di Michele, questi stessi livelli.

107) "Il fatto che da questo momento dell'evoluzione del mondo Michele mostri soltanto la sua via, in modo che l'uomo possa percorrerla in libertà, distingue questa epoca di Michele da ogni altra epoca degli arcangeli, nonché da ogni altra precedente di Michele stesso. Quelle epoche agivano nell'uomo; non si limitavano a mostrare la loro azione; e l'uomo non poteva allora essere libero nella propria".

Abbiamo visto che le forze irregolari (ostacolatrici) non chiedono il permesso di entrare nelle nostre anime, ma ci possiedono. Non dobbiamo quindi aver paura di cadere nelle loro mani, poiché già siamo, di norma, in loro possesso.
Dovremmo aver paura, semmai, di precluderci, a causa della nostra indolenza o negligenza, il soccorso delle forze regolari, rispettose della nostra libertà.
Fatto si è che le entità luciferiche e arimaniche non hanno interesse a portare avanti l’evoluzione dell’uomo, bensì a “servirsi” dell’uomo per portare avanti la loro evoluzione, che non coincide affatto con quella umana.
L’evoluzione di Michele coincide viceversa con quella umana, giacché Michele ci guida alla Vergine (alla Sophia), che ci guida a sua volta al Cristo (al “Rappresentante dell’umanità”), e per ciò stesso alla nostra vera e più intima essenza.
Teniamo presente, come ricorda Steiner, che l’ultima reggenza di Michele si è avuta nell’epoca greco-latina, quella di Alessandro (356-323 a.C.) e di Aristotele, e quindi nell’epoca in cui era da poco nata, non la libertà, ma quell’”anelito alla libertà” che accompagnava – secondo quanto abbiamo visto (lettera 12/10/1924) - l'anima razionale-affettiva.
In quell’epoca (e a maggior ragione nelle precedenti) le forze di Michele (e degli altri Arcangeli) “agivano – come dice Steiner - nell'uomo; non si limitavano a mostrare la loro azione; e l'uomo non poteva allora essere libero nella propria".
Oggi, invece, Michele svolge la sua attività nel mondo eterico (del pensare) ch’è quello più vicino a quello fisico (dei pensati), e quindi a noi (agli ego).
Ascoltate, al riguardo, questo passo dell'Enciclopedia delle scienze filosofiche di Hegel: “S’intende bene che, per osservare i fatti della propria coscienza e delle proprie rappresentazioni, è presupposta una certa cultura dell'attenzione e dell'astrazione” (28): è cioè presupposta, diremmo noi, la pratica della concentrazione (il termine “astrazione” sta a significare libertà dai sensi o dalla percezione sensibile).
Grazie a tale pratica è possibile infatti osservare, non solo “i fatti della propria coscienza e delle proprie rappresentazioni”, ma anche, e soprattutto, la vita del pensare: quella vita che caratterizza appunto la logica “speculativa” o “dialettica” di Hegel, e non quella “analitica” di Aristotele o di Kant (“La filosofia – dice Hegel – ha bisogno di contenere un’idea viva; l’universo è un fiore, che nasce eternamente da un seme”) (29).
Ricordo di aver perfino detto, a questo proposito, che Hegel sta ad Aristotele come Goethe sta a Linneo (30).

108) "Il ravvisare ciò è l'attuale compito dell'uomo, affinché con tutta l'anima egli possa trovare nell'epoca di Michele la sua via dello spirito".

Vi ho già parlato (lettera 19/10/1924) del libro intitolato: Per un'ecologia cristiana, dei coniugi Bastaire, dicendo che tutto il suo contenuto ruota intorno a questa affermazione di San Paolo, riguardo al Padre: "E quando avrà assoggettato a Lui tutte le cose, allora il figlio stesso sarà sottomesso a Colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti” (1Cor 15,28).
Non basta però affermare, come abbiamo detto, che “Dio è tutto in tutti”; si dovrebbe anche distinguere in quale forma si manifesti ai diversi livelli in cui si articola la realtà.
Non farlo, ci rende infatti dei “mistici”. E perché? Perché è per l’appunto il sentire mistico che, essendo “allergico” all’analisi (pensante), si precipita anzitempo verso la sintesi o l’unità.
Se vogliamo, dunque, che l’affermazione che “Dio è tutto in tutti” abbia carattere “scientifico-spirituale”, e non “mistico”, dobbiamo avere allora la pazienza di risalire, grado a grado, la “scala santa” delle manifestazioni di Dio.
Affrontare l’antroposofia, cioè la “via del pensiero”, più con il sentimento che con il pensiero (come non di rado accade) significa dunque non affrontarla.

Note:

1) V.Errante: La lirica di Hoerderlin – Sansoni, Firenze 1943, vol. I, p. 176;
2) cit. in D.Merežkovskij: La missione di Gesù – Bemporad, Firenze 1937, p. 271;
3) R.Steiner: Storia occulta – Antroposofica, Milano 1972, p. 9;
4) L.F.Földényi: Dostoevskij legge Hegel in Siberia e scoppia a piangere – il melangolo, Genova 2009, pp. 18-19;
5) R.Steiner: L’elemento perenne della logica hegeliana ed il suo capovolgimento nel marxismo in GRAAL - Rivista di Scienza dello Spirito, marzo 1988, anno VI, n° 21, p. 23;
6) R.Steiner: Nascita e sviluppo storico della scienza – Antroposofica, Milano 1982, p. 21;
7) R.Steiner: La filosofia della libertà – Antroposofica, Milano 1966, pp. 120-121;
8) cfr. Parole, parole, parole…, 18 ottobre 2003;
9) J.W.Goethe: Faust – Einaudi, Torino 1967, p. 54;
10) cfr. Divide et impera, 14 giugno 2008;
11) cfr. E.Boncinelli: La scienza non ha bisogno di Dio – Rizzoli, Milano 2012;
12) J.W.Goethe: Massime e riflessioni – TEA, Roma 1988, pp. 176-177;
13) cfr. R.Steiner: Il Vangelo di Giovanni – Antroposofica, Milano 1995;
14) N.Berdjaev: L’idea russa – Mursia, Milano 1992, p. 182;
15) R.Steiner: Il cristianesimo esoterico e la guida spirituale dell’umanità – Antroposofica, Milano 2010, p. 72;
16) J.W.Goethe: op. cit., p. 241;
17) G.P. Eckermann: Colloqui col Goethe – Laterza, Bari 1912, vol. I, pp. 192-193;
18) R.Steiner: Indicazioni per una scuola esoterica – Antroposofica, Milano 1999, p. 93;
19) cfr. V. Solov’ëv: Sulla Divinoumanità – Jaca Book, Milano 1971;
20) R.Steiner: Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca – Antroposofica, Milano 1970, p. 247;
21) cfr. E.Bock: Cesari e apostoli – Bocca, Milano-Roma 1954;
22) R.Steiner: Risposte a enigmi della vita – Antroposofica, Milano 2012, p. 47;
23) P.Evdokimov: La donna e la salvezza del mondo – Jaca Book, Milano 1980, p. 77;
24) cfr. R.Steiner: Il cristianesimo come fatto mistico e i misteri antichi – Antroposofica, Milano 1988;
25) cit. in N.Berdjaev: L’idea russa, p. 175;
26) D.Merežkovskij: op. cit., p. 95;
27) cfr. nota 9;
28) G.W.F.Hegel: Enciclopedia delle scienze filosofiche – Laterza, Roma-Bari 1989, p. 33;
29) G.W.F.Hegel: Lezioni sulla storia della filosofia – La Nuova Italia, Firenze 1981, vol. 3, II, p. 346;
30) cfr. Le opere scientifiche di Goethe (4) , 24 novembre 2005.

 

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