Articolo del: 20/09/2012

Sezione: Scienza e coscienza
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Massime antroposofiche 124/125/126 – 3°

Ed eccoci arrivati alla seconda saga: quella del “duca Ernesto” (“che nel medioevo era tra le preferite e veniva raccontata ovunque”).

Il duca Ernesto viene in conflitto con l’imperatore che ingiustamente vuol rovinarlo per mezzo di una guerra. Per sfuggire alla sua impossibile condizione di fronte al sovrano, il Duca si sente spinto a prendere parte alle crociate d’oriente. Nelle esperienze che egli attraversa lungo il viaggio, prima di giungere alla mèta, viene appunto “leggendariamente” intrecciato il fisico con lo spirituale, nel modo indicato. Per esempio il Duca, cammin facendo, arriva presso un popolo che ha la testa conformata come le gru; va a sbattere con le sue navi contro un monte detto “Magnetico”, dal quale le navi vengono magneticamente attirate, e così gli uomini che vi si accostano non possono più ritornare indietro, ma periscono miseramente. Il duca Ernesto ed il suo seguito si liberano cucendosi intorno delle pelli, nascosti nelle quali si fanno trasportare, da grifoni che hanno l’abitudine di predare i naufraghi del monte Magnetico, su di un monte dove poi, durante l’assenza dei grifoni, tagliano le pelli e si dànno alla fuga. Continuando la peregrinazione, giungono presso genti che hanno orecchie così lunghe da potersene avvolgere come una veste intorno a tutta la persona; poi presso altre genti i cui piedi sono così grandi che, quando piove, gli uomini si sdraiano in terra e si riparano con i piedi a guisa di ombrelli. Poi giungono presso un popolo di nani, poi presso un altro di giganti, e così via”(p. 113).

Osserva poi Steiner:

Molte simili vicende vengono raccontate in relazione col viaggio del duca Ernesto nella sua crociata. La saga non fa sentire nel giusto modo come là, dove subentrano le immaginazioni, abbia luogo l’orientamento verso un mondo spirituale, e come, per mezzo di immagini, vengano raccontate cose che si svolgono nel mondo astrale e che sono connesse con la volontà e il destino dell’uomo terreno.
Così è della bella leggenda di Orlando, nella quale viene esaltata la spedizione di Carlo Magno contro gli infedeli di Spagna. Persino con reminiscenza biblica, ivi è detto che, per dare a Carlo Magno la possibilità di raggiungere una mèta che si era proposta, il sole si fermò nel suo corso, e una giornata si allungò fino a durare due giornate solite.
Nella saga dei Nibelungi si vede come la forma, che se ne è conservata nei paesi del nord, mantenga la visione del mondo spirituale più puramente, mentre nell’Europa centrale le immaginazioni vengono accostate alla vita fisica. Nella forma nordica del racconto è detto che le immaginazioni si riferiscono ad un “mondo astrale”; nella forma mitteleuropea della canzone dei Nibelungi, le immaginazioni si confondono con la visione del mondo fisico.
Anche le immaginazioni che si trovano nella saga del duca Ernesto si riferiscono in realtà a ciò che si sperimenta, frammezzo alle esperienze della sfera fisica, in un mondo “astrale” al quale l’uomo appartiene come a quello fisico
” (pp. 113-114).

L’Orlando innamorato e l’Orlando furioso li abbiamo già ricordati. Riguardo alla saga dei Nibelungi (nella quale si conserva “la visione del mondo spirituale più puramente”), vi segnalo, a parte, ovviamente, l’Edda maggiore, l’Edda minore e l’Edda di Snorri (in prosa), un vecchio libro di Ernst Uehli, intitolato: La nascita dell’individualità dal mito (24). Vi vengono passate in rassegna, dal punto di vista antroposofico (o, direbbe Ernst Bernhard, “mitobiografico”), le opere di Richard Wagner, da L’olandese volante al Parsifal, attraverso il Tannhäuser, il Lohengrin, il Tristano e Isotta, I maestri cantori di Norimberga e L’anello del Nibelungo (L’oro del Reno, La Walkiria, Sigfrido, Il crepuscolo degli Dèi).

Se si rivolge lo sguardo spirituale a tutto ciò, si vede come l’entrata nell’epoca dell’anima cosciente significhi l’uscire da una fase dell’evoluzione nella quale le potenze luciferiche trionferebbero dell’umanità se, per mezzo dell’anima cosciente con la sua forza dell’intellettualità, non subentrasse nell’essere umano un nuovo impulso evolutivo. L’orientamento verso il mondo spirituale, che vuol portare sulla via dell’errore, viene impedito dall’anima cosciente; lo sguardo dell’uomo viene portato sul mondo fisico. Tutto ciò che avviene in questo senso sottrae l’umanità alla traviatrice potenza luciferica” (p. 114).

Vedete questo libro di Giancarlo Roggero? E’ intitolato: Antonio Rosmini e la fedeltà micheliana del nostro tempo (25). E’ un buon libro, ma desta, già dal titolo, una certa perplessità.
Se c’è un uomo della cui “fedeltà micheliana” è assolutamente impossibile dubitare, questo è Goethe, in specie quello delle Opere scientifiche (dice Steiner: “Se vogliamo cercare uno spirito che abbia portato ad espressione nel modo più concentrato e più preciso quali debbano esser gli impulsi umani del tempo nostro, possiamo osservare Goethe”) (26).
Ora è vero che Rosmini (autore, tra l’altro, del Nuovo saggio sull’origine delle idee) (27), sposa, contro quella del nominalismo e del materialismo, la causa del realismo e dello spirito e, contro Kant, quella del valore oggettivo del conoscere, ma altrettanto è vero che polemizza non solo con Hegel, ma anche, e in modo perfino aspro, con Goethe, che - riconosce lo stesso Roggero - “detestava”.
Un conto, dunque, è apprezzarne la nobiltà d’intenti e il valore filosofico (come pare abbia fatto anche Steiner, in specie per quanto riguarda la sua “idea della bellezza”), altro considerarlo un “michaelita”.
Il che vale anche per un’altra grande e nobile figura di filosofo: quella di Giovanni Gentile, al quale Roggero ha peraltro dedicato un altro suo libro (28).
Lo abbiamo detto e ripetuto: una cosa è lo “spiritualismo filosofico”, altra la “scienza dello spirito”, ch’è anche, proprio in virtù dell’impulso di Michele, una vera e più profonda scienza della natura (“Quando poi si parla della scienza dello spirito, essa non va pensata solamente e semplicemente al di sopra della natura, ma in pari tempo come scienza della natura nel suo pieno valore”) (29).
Ebbene, conoscete forse qualche moderno spiritualista che abbia ad esempio scoperto, per quanto riguarda il corpo umano, che il cuore non è una “pompa” (bensì l’organo mediante il quale “l’io superiore [che non dimora nel corpo fisico] si serve del sé sensibile come di uno strumento e per mezzo di cui dirige quest’ultimo”) (30), che i “nervi motori” non esistono o che la corteccia cerebrale è uno “specchio”? O che abbia realizzato, per quanto riguarda invece il mondo fisico, che “la legge della conservazione della materia è valida - come scrive Rudolf Hauschka – solo entro certi limiti nella natura minerale, ma in ogni caso non senz’altro nella sfera del vivente” (31)?
E che dire del fatto che Rosmini pone all’apice della sua speculazione l’idea dell’essere indeterminato (innata nella nostra anima), mentre Steiner, chiudendo La filosofia della libertà, scrive: “Questo libro non concepisce perciò il rapporto fra scienza e vita nel senso che l’uomo debba piegarsi all’idea e consacrare le proprie forze al suo servizio, ma nel senso che egli debba impadronirsi del mondo delle idee per adoperarlo per i propri fini umani, i quali vanno al di là di quelli puramente scientifici. Dobbiamo poterci mettere di fronte all’idea in modo vivente [quali Io]; altrimenti si diventa schiavi di essa” (32)?
(Nel passo che ho appena riletto sta la differenza non solo tra Steiner e Rosmini, ma anche tra Steiner ed Hegel. Scrive infatti quest’ultimo: “… meno che mai possiam credere che quelle forme di pensiero [le categorie], le quali si stendono attraverso a tutte le nostre rappresentazioni (…), servano a noi; che cioè siamo noi, che le abbiamo in nostro possesso, e non piuttosto quelle che hanno in possesso noi. Che cosa rimane a noi di fronte ad esse? Come potremmo noi, come potrei io mettermi al di sopra di esse come più universale, al di sopra di esse, che sono appunto l’universale come tale?” [33]. Quali ego, in effetti, mai potremmo metterci al di sopra delle categorie, mentre quali Io potremmo farlo, poiché l’Io è inabitato dal Logos, ossia dal Signore della logica.)
Sento di poter dire tutto questo, credetemi, perché Rosmini, Gentile e soprattutto Hegel sono stati per me dei maestri cui sono tutt’ora devoto e grato (a Gentile vado grato, in particolare, de La riforma della dialettica hegeliana) (34).
Tuttavia, Amicus Plato, sed magis amica veritas.
Dunque, ricapitoliamo: l’alba dell’anima cosciente è accompagnata da una sorta di rigurgito o di “colpo di coda” luciferico che favorisce la ripresa di un’attitudine immaginativa che non è più (e non può più essere), però, quella (sana e santa) dei tempi in cui l’uomo godeva di una immaginazione istintiva.
Dice Steiner: “L’orientamento verso il mondo spirituale, che vuol portare sulla via dell’errore, viene impedito dall’anima cosciente; lo sguardo dell’uomo viene portato sul mondo fisico”. E’ questo lo sguardo di Copernico, Galilei o Keplero: cioè di uomini (questi, sì, “michaeliti”) nei quali lo sguardo (scientifico) rivolto al mondo fisico non aveva ancora prodotto (come accadrà invece in seguito) un totale oblio di quello spirituale (Galilei, ad esempio, vedeva nella materia l’impronta del creatore, mentre l’odierno materialismo vede nel creatore l’impronta della materia).
(“Le concezioni di Copernico e di Giordano Bruno, relative al superamento dell’apparenza sensibile nei riguardi dello spazio, scaturiscono nel vero senso della parola dalle ispirazioni della corrente spirituale di cui è seguace anche la moderna scienza dello spirito [corsivo nostro]. Ciò che possiamo chiamare l’esoterismo dei tempi nuovi esercitò segretamente la sua influenza su Copernico, Bruno, Keplero e altri” [35].)
“Tutto ciò che avviene in questo senso – dice ancora Steiner - sottrae l’umanità alla traviatrice potenza luciferica”.
Il che equivale a dire che il “volere nel pensare” dell’anima cosciente, implicante una più incisiva coscienza dell’Io (in forma di ego), sottrae l’umanità alla “traviatrice potenza luciferica” che vorrebbe invece trattenerlo nel “sentire nel pensare” dell’anima razionale-affettiva (o indurlo a regredirvi).
Non a caso, è in questo stesso momento che, radicalizzandosi il contrasto tra il soggetto (l’ego) e l’oggetto (il non-ego), si afferma quello tra la res cogitans e la res extensa di Cartesio: proprio quel dualismo, cioè, dal quale prende le mosse, come sappiamo, La filosofia della libertà.

A quel tempo Michele è già attivo per l’umanità dal mondo spirituale. Dal soprasensibile egli prepara la sua azione futura. Dà all’umanità degli impulsi che conservano la relazione precedente con il mondo divino-spirituale, senza che questa conservazione assuma un carattere luciferico” (pp. 114-115).

Che Michele, dal quindicesimo secolo, sia “già attivo per l’umanità dal mondo spirituale”, per preparare così “la sua azione futura” (quella che svolgerà a partire dal 1879), lo dimostrano quanti, al pari appunto di Copernico, di Galilei o di Keplero, conservano un qualche rapporto con le origini (divino-spirituali) attraverso l’intelletto, e non quanti per conservare tale rapporto se ne trattengono al di qua.

Poi, nell’ultimo terzo del secolo diciannovesimo, con la attività che dal secolo quindicesimo fino al diciannovesimo era venuto esercitando come preparazione dal mondo soprasensibile, Michele penetra nel mondo terreno fisico stesso.
L’umanità dovette attraversare un periodo della sua evoluzione spirituale mirando a liberarsi da quel nesso col mondo spirituale che minacciava di diventare impossibile. Dopo di che questa evoluzione, grazie alla missione di Michele, fu condotta in modo da tornare a mettere il progresso dell’umanità terrena in relazione col mondo spirituale che le è benefico.
Così Michele, con la sua azione, sta in mezzo tra la luciferica immagine del mondo, e l’arimanico intelletto del mondo
” (p. 115).

Si sa che il cervello può patire tanto un rammollimento che una sclerosi. Ebbene, il rammollimento corrisponde alla “luciferica immagine del mondo”, mentre la sclerosi corrisponde all’”arimanico intelletto del mondo”.
Come vedete, siamo chiamati a vivere, come sempre, in costante e dinamico equilibrio tra due opposti poli, in una terza realtà, che non è né quella (luciferica) della fantasia o dell’immaginazione sbrigliata e sognante, né quella dell’intellettualità frigida e disidratata.
Non dimentichiamo queste parole di Steiner: “Nel mondo dei sensi un sentimento dell’io eccessivamente sviluppato agisce in senso contrario alla moralità. Un sentimento dell’io troppo debole toglie sicurezza e compattezza interiori all’anima che si trova realmente avvolta dalle tempeste delle simpatie e antipatie elementari” (36).

In lui l’immagine del mondo diviene rivelazione piena di saggezza che svela l’intelletto del mondo quale divina azione universale. In questa azione universale vive la sollecitudine del Cristo per l’umanità; mediante la rivelazione universale di Michele, tale sollecitudine può così rivelarsi al cuore degli uomini” (p. 115).

Ascoltate questo sogno (mi è stato raccontato, ma non dalla persona che lo ha fatto): “Mi trovo in volo su un aereo nel quale scorre un fiume in cui mi accingo a pescare. Lancio la lenza, ma l’amo mi s’impiglia in un braccio; lo libero, rilancio la lenza, ma l’amo mi s’impiglia di nuovo addosso; così per tutto il sogno”.
Ebbene, un sogno come questo ben si presta a esemplificare la differenza tra la fantasia luciferica, quale “immaginazione soggettiva”, e l’immaginazione (la coscienza immaginativa) michaelita, quale “fantasia oggettiva”.
Ricordate a che cosa avevamo paragonato l’Io, il pensare e i concetti? Li avevamo rispettivamente paragonati, guarda caso, al pescatore, al pescare e ai pesci.
Che cosa vuol dire, quindi, il sogno? Che un pescatore che pesca se stesso, e non i pesci, equivale a un pensatore che pensa se stesso, e non i concetti, e ch’è perciò irretito nelle proprie opinioni o fantasie (nei propri “castelli in aria”).
Come vedete, l’immaginazione di Lucifero ci riporta sempre e soltanto a noi stessi, mentre l’immaginazione (la coscienza immaginativa) di Michele integra e feconda la conoscenza oggettiva mediata dal corpo fisico con la conoscenza oggettiva mediata dal corpo eterico, sviluppando così, e non tradendo, l’orientamento “oggettuale” proprio della scienza.
Grazie dunque all’immaginazione (alla coscienza immaginativa) di Michele, che rivela un aspetto più profondo della realtà (ignoto al rappresentare), “l’immagine del mondo diviene rivelazione piena di saggezza che svela l’intelletto del mondo quale divina azione universale”.
Ricordiamoci, tuttavia, che la “comprensione del significato delle esperienze immaginative” dipende dalla coscienza ispirata. “Quando le immaginazioni – scrive infatti Steiner – cominciano a rivelare all’osservatore i loro significati in un “muto linguaggio”, allora dentro alla sfera immaginativa sorge quella ispirata” (37).
(Per capire il perché si parli qui di un “muto linguaggio”, ascoltate queste parole di Steiner: “Chi ha sviluppato nella meditazione pensieri compenetrati di sentimenti, diviene gradualmente cosciente del cosiddetto fior di loto a sedici petali situato nella regione della laringe grazie allo sviluppo di quella forza che, altrimenti, sarebbe divenuta linguaggio” [38]. Vi voglio anche leggere, ripensando alla domanda rivoltami una sera [lettera 23 novembre 1924] circa la presenza o l’assenza di “pareti stagne” tra immaginazione, ispirazione e intuizione, quanto afferma qui Steiner: “Abbiamo già detto che non occorre considerare questo grado dell’immaginazione come una classe che si debba assolutamente frequentare per un anno intero. La cosa va intesa nel senso che, specialmente nella nostra vita di oggi, vi sono persone dotate di certe premesse, che consentono al maestro occulto di suscitare in loro contemporaneamente, o almeno quasi contemporaneamente alla conoscenza immaginativa anche quella ispirata e quella intuitiva. Non deve però assolutamente intendersi nel senso che il passaggio per l’immaginazione possa essere risparmiato ad alcuno” [39].)
Leggiamo adesso le massime che sintetizzano quanto abbiamo detto fin qui.

124) “Il sorgere dell’epoca dell’anima cosciente (secolo quindicesimo) è preceduto, nel crepuscolo dell’epoca dell’anima razionale [nel crepuscolo dell’anima razionale-affettiva o ai primi albori dell’anima cosciente] , da un’aumentata attività luciferica [il rigurgito o il “colpo di coda”] che perdura qualche tempo ancora nell’epoca nuova”.

125) “Questa attività luciferica vorrebbe conservare illegittimamente forme antiche del rappresentarsi il mondo in immagini, e trattenere l’uomo dal comprendere intellettualmente l’esistenza fisica del mondo e dall’adattarsi in essa”.

126) “Michele si collega con l’opera dell’umanità perché l’intellettualità indipendente rimanga col divino-spirituale avito, in maniera però non luciferica, bensì legittima”.

Come siamo un tempo passati (morendo) dall’immaginazione alla coscienza rappresentativa, così dobbiamo adesso passare (risorgendo) dalla coscienza rappresentativa a quella immaginativa.

Note:

1) cfr. G.De Ruggiero: Sommario di Storia della Filosofia – Laterza, Bari 1931;
2) cfr. E.Wind: Misteri pagani nel Rinascimento – Adelphi, Milano 1971;
3) cfr. J.Burckhardt: La civiltà del Rinascimento in Italia – Newton-Compton, Roma 2008;
4) F.De Sanctis: Storia della letteratura italiana – Feltrinelli, Milano 1960, vol. I, pp. 366, 367, 368;
5) ibid., vol. II, p. 59;
6) cfr. O.Ottieri: L’irrealtà quotidiana – Guanda, Milano 2004;
7) R.Steiner: La missione di Michele – Antroposofica, Milano 1981, p. 76;
8) R.Steiner: Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca – Antroposofica, Milano 1970, p. 164;
9) R.Steiner: La Missione di Michele, pp. 50-51;
10) R.Steiner: Antichi e moderni metodi d’iniziazione – Antroposofica, Milano 2006, pp. 19-20;
11) cfr. R.Steiner: L’Oriente alla luce dell’Occidente – I figli di Lucifero e i fratelli di Cristo – Antroposofica, Milano 1980;
12) R.Steiner: Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca, pp. 215-216;
13) cfr. Teodorico di Chartres – Guglielmo di Conches – Bernardo Silvestre: Il Divino e il Megacosmo. Testi filosofici e scientifici della scuola di Chartres – Rusconi, Milano 1980;
14) cfr. K.Heyer: La meraviglia di Chartres e altri scritti sulla spiritualità del Medioevo – Edizioni “TreUno”, Prato 2003;
15) cfr. Freud, Jung, Steiner, 15 novembre 2003;
16) cfr. R.Steiner: L’iniziazione – Antroposofica, Milano 1971;
17) M.Scaligero: Segreti dello spazio e del tempo – Tilopa, Roma 1963, p. 44;
18) R.Steiner: Come ritrovare il Cristo? – Antroposofica, Milano 1988, pp. 28-29;
19) C.G.Jung: Introduzione a D.T.Suzuki: Introduzione al Buddhismo Zen – Ubaldini, Roma 1970, p. 21;
20) I.Kant: Critica della ragion pura – Laterza, Bari 1966, pp. 132-133;
21) B.Spaventa: Logica e metafisica in Opere – Sansoni, Firenze 1972, vol. III, p. 58;
22) R.Steiner: Formazione di comunità – Antroposofica, Milano 1992, pp. 182-183, nota 15: “Una società per azioni costituita il 13 marzo 1920 per favorire la collaborazione fra imprese economiche e iniziative spirituali. Venne sciolta nel 1924/25 soprattutto a causa delle condizioni create dalla grande inflazione tedesca di quegli anni”;
23) ibid., pp. 69 e 75-76;
24) cfr. E.Uehli: La nascita dell’individualità dal mito - Bocca, Milano 1939;
25) cfr. G.Roggero: Antonio Rosmini e la fedeltà micheliana del nostro tempo – Natura e Cultura, Alassio (SV) 1988;
26) R.Steiner: Impulsi evolutivi interiori dell’umanità. Goethe e la crisi del secolo diciannovesimo – Antroposofica, Milano 1976, p. 107;
27) cfr. A.Rosmini: Nuovo saggio sull’origine delle idee – Laterza, Bari 1948;
28) cfr. G.Roggero: Giovanni Gentile, filosofo dell’amore pensante – Accademia Casentinese di Lettere, Arti, Scienze ed Economia, Castello di Borgo alla Collina (Arezzo) 1996. Cfr. pure Giovanni Gentile e La filosofia della libertà, 14 febbraio 2002;
29) R.Steiner: La missione di Michele, p.148;
30) R.Steiner: L’iniziazione, p. 134;
31) R.Hauschka: La natura della sostanza – Antroposofica, Milano 1991, p. 28;
32) R.Steiner: La filosofia della libertà – Antroposofica, Milano 1966, p. 230;
33) G.W.Hegel: Scienza della logica – Laterza, Roma-Bari 1974, vol. I, p. 14;
34) cfr. G.Gentile: La riforma della dialettica hegeliana – Principato, Messina 1913;
35) R.Steiner: La direzione spirituale dell’uomo e dell’umanità – Antroposofica, Milano 1975, pp.67-68;
36) R.Steiner: La soglia del mondo spirituale in Sulla via dell’iniziazione – Antroposofica, Milano 1977, p. 171;
37) ibid., p. 53;
38) R.Steiner: Verso il Mistero del Golgota – Antroposofica, Milano 2012, p. 28;
39) R.Steiner: La soglia del mondo spirituale in Sulla via dell’iniziazione, p. 29.

 

Lucio Russo
 
Rudolf Steiner