Articolo del: 03/04/2013

Sezione: Scienza e coscienza
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Massime antroposofiche 144/145/146 1°

Ci occuperemo stasera di una nuova lettera, intitolata: Che cosa si manifesta quando si volge lo sguardo alle ripetute vite terrene (11 gennaio 1925). Cominciamo subito a leggere, e che il Signore ci assista perché tratteremo di cose oltremodo complesse.

Quando la conoscenza spirituale può riguardare indietro alle passate vite terrene di un uomo, scopre l’esistenza di una serie di tali vite terrene nelle quali l’uomo già era persona. Il suo aspetto esteriore somigliava all’aspetto presente, ed egli aveva una vita interiore che portava un’impronta individuale. Appaiono vite terrene che già rivelano la presenza dell’anima razionale o affettiva, ma non ancora dell’anima cosciente, altre in cui era sviluppata soltanto l’anima senziente, e così via.
È così nelle epoche appartenenti alla storia terrestre; ed era già stato così molto tempo prima
” (p. 155).

Dire che “l’uomo già era persona” significa dire che “già era anima”, e quindi Io, dal momento ch’è l’Io, come sappiamo, a “distillare” o “estrarre” l’anima senziente dal corpo senziente, l’anima razionale-affettiva dal corpo eterico, e l’anima cosciente dal corpo fisico.
Considerando che la fase evolutiva dell’anima cosciente comincia nel 1413 d.C., e che ciascuna delle precedenti fasi evolutive ha avuto una durata di 2160 anni, si può affermare che “l’uomo già era persona” circa 5000 anni fa (nel periodo in cui, stando a molti storici, Menes riunì l’Alto e il Basso Egitto).
Dice infatti Steiner: “È così nelle epoche appartenenti alla storia terrestre; ed era già stato così molto tempo prima": “era già stato così”, cioè, nelle epoche appartenenti alla “preistoria” terrestre.
Abbiamo detto, la volta scorsa, che la storia celeste potrebbe essere paragonata, sul piano ontogenetico, alla nostra vita intrauterina, così come la storia mitologica e la storia terrena potrebbero essere rispettivamente paragonate alla nostra vita infantile-adolescenziale (quella della cosiddetta “età evolutiva”) e alla nostra vita adulta (in cui siamo “persona”).

Ma la veggenza risale ad epoche in cui non era ancora così. In esse, sia riguardo alla vita interiore, sia nella formazione esteriore, l’uomo era ancora intessuto nel mondo degli esseri divino-spirituali. L’uomo esisteva come uomo terreno, ma non era ancora separato dall’essere, dal pensare e dal volere divino-spirituali” (p. 155).

Come si vede, l’epoca in cui l’uomo esiste “come uomo terreno”, ma non è ancora “separato dall’essere, dal pensare e dal volere divino-spirituali”, si presta a essere paragonata (cum grano salis) a quella infantile-adolescenziale, in cui non ci si è ancora emancipati dalla tutela dei genitori, così come l’epoca precedente si presta a essere paragonata a quella della nostra vita intrauterina.
Infatti:

In epoche ancora più antiche l’uomo sparisce del tutto come essere distaccato; non vi sono che esseri divino-spirituali che portano l’uomo nel loro grembo.
L’uomo ha attraversato questi tre stadi della sua evoluzione durante la sua vita terrestre. Il trapasso dal primo stadio al secondo avviene nell’ultimo periodo dell’epoca lemurica, quello dal secondo al terzo nell’epoca atlantica
” (p. 155).

Il passaggio dalla storia celeste alla storia mitologica si verifica dunque “nell’ultimo periodo dell’epoca lemurica”, mentre quello dalla storia mitologica alla storia terrena si verifica “nell’epoca atlantica”.
La storia terrena prosegue nell’attuale epoca post-atlantica, raggiungendo il culmine con l’avvento dell’anima cosciente.

Come dunque l’uomo, nell’attuale vita terrena, porta in sé le sue esperienze quali ricordi, così egli porta in sé, quale ricordo cosmico, tutto ciò che ha attraversato nel modo sopra descritto. Che cosa è la vita animica terrena? È il mondo dei ricordi, pronto ogni momento ad accogliere nuove percezioni. In questa reciproca azione tra ricordo e nuova esperienza l’uomo vive la sua vita terrena interiore” (pp. 155-156).

Perché questa storia è importante? E’ presto detto: perché è tuttora presente, “quale ricordo cosmico”, in ciascuno di noi (“Nel profondo del nostro essere sta un mondo ricco, di cui solo singoli brani affiorano nei pensieri: questo mondo, che è proprio imprigionato in noi, è come un profondo mare, e le rappresentazioni mnemoniche battono come singoli colpi d’onda: ciò è in noi”) (1).
Come stiamo infatti per vedere, con il sistema neuro-sensoriale e con il pensare siamo ancor oggi nel grembo delle entità divino-spirituali, con il sistema ritmico e con il sentire siamo ancor oggi dipendenti dalle entità divino-spirituali, mentre, con il sistema metabolico e degli arti e con il volere, siamo divenuti autonomi e indipendenti.

Ma tale vita terrena interiore non potrebbe svilupparsi se non esistesse ancora attualmente nell’uomo, quale ricordo cosmico, ciò che si vede guardando spiritualmente al primo stadio del suo divenire di uomo terrestre; stadio in cui l’uomo non era ancora sciolto dall’essere divino-spirituale.
Di ciò che accadeva allora nel mondo, oggi sulla terra esiste di vivo ancora soltanto quello che si svolge nell’organismo nervo-sensorio umano. Nella natura esteriore tutte le forze che allora erano attive sono morte, e si possono osservare solo in forme morte.
Nel mondo del pensiero umano vive quindi, come manifestazione presente, ciò che, per avere esistenza terrena, deve avere come base quello che già era sviluppato nell’uomo prima che egli conseguisse un’esistenza terrestre individuale.
Nella vita fra morte e nuova nascita l’uomo sperimenta ogni volta di nuovo quello stadio. Solamente egli porta la pienezza della sua esistenza individuale, formatasi nella vita terrena, nel mondo degli esseri divino-spirituali che lo riaccoglie, come un tempo già lo ebbe in sé. Fra morte e nuova nascita egli è nel presente, ma al tempo stesso è in tutta la estensione di tempo che ha attraversato nelle consecutive vite sulla terra e nelle consecutive vite fra morte e nuova nascita
” (p. 156).

Con che cosa entriamo in rapporto nella sfera del pensare? Lo sappiamo: con il mondo dei concetti o dei logoi. E qual è questo mondo? E’ il mondo delle “idee” di Platone, il mondo delle “categorie” di Aristotele o il mondo delle “Madri” di Goethe.
E’ in questa sfera che siamo dunque nel grembo degli esseri divino-spirituali o, per l’appunto, delle “Madri”.
Ascoltate come comincia l’Iside-Sophia di Scaligero: “La trascendenza visibile è il senso ultimo del pensiero umano, che infine conosca il proprio essere come essere del mondo, o come realtà simultaneamente esteriore ed interiore, vivente del suo nascere puro, in cui tutto, anche sviluppandosi, è di continuo in germe: come nel grembo della Vergine. Il mondo nasce da un grembo, che è lo stesso nel quale si forma l’Io” (2).
Dice Steiner: “Nella vita fra morte e nuova nascita l’uomo sperimenta ogni volta di nuovo quello stadio”: ossia quello della storia celeste.
Ripensiamo alla preghiera per i defunti: “Voi che vegliate sulle anime nelle sfere del cosmo / Voi che tessete la sostanza nelle anime del cosmo / Voi sorti dalla saggezza per agire nell’amore / Voi che proteggete l’essere umano reso allo stato di anima / … / Protettori della sua anima, guardiani vigilanti / che la vostra ala porti l’amore implorante / delle nostre anime agli esseri umani / che nelle sfere sono rimessi alla vostra custodia, / …”.
Come vedete, nella vita fra morte e nuova nascita, veniamo accolti e custoditi nel grembo di quelle entità che ci protessero e accudirono durante la storia celeste, e che continuano a farlo, anche se oggi, a differenza di ieri, portiamo loro incontro la “pienezza” della nostra “esistenza individuale, formatasi nella vita terrena” (l’autocoscienza).

Diversamente stanno le cose per ciò che vive nel mondo del sentimento umano. Tale mondo è in relazione con le esperienze che seguirono immediatamente lo stadio in cui l’uomo non si manifestava ancora come tale; con le esperienze che l’uomo attraversò già come uomo, ma non ancora separato dall’essere, dal pensare e dal volere divino-spirituali. L’uomo non potrebbe attualmente sviluppare un mondo del sentimento, se questo non sorgesse sulle basi del suo organismo ritmico. In questo è presente il ricordo cosmico del già descritto secondo stadio dell’evoluzione umana.
Nel mondo del sentimento agiscono così insieme il presente animico umano e ciò che in esso sopravvive da un’epoca remota
” (pp. 156-157).

L’uomo passa dunque dalla sfera del sistema neuro-sensoriale del pensare (della vita intrauterina) collegata alla storia celeste (primo stadio “della sua evoluzione durante la sua vita terrestre”), attraverso quella del sistema ritmico del sentire (della vita infantile-adolescenziale) collegata alla storia mitologica (secondo stadio), alla sfera del sistema metabolico e degli arti del volere (della vita adulta) collegata alla preistoria e alla storia terrene (terzo stadio).
Questo che cosa significa? E’ chiaro: che l’uomo si è emancipato dalla tutela del mondo spirituale soltanto nella sfera del volere.
Qui nasce infatti la volontà individuale: ossia una volontà ignota a tutti gli altri esseri che popolano il nostro mondo (giacché conoscono soltanto la volontà collettiva della loro specie).
Non a caso, la nostra emancipazione matura, nel corso della storia terrena, allorché questo volere s’immette (naturalmente o inconsciamente) nel pensare, provocando così la nascita dell’anima cosciente.

Nella vita fra morte e nuova nascita l’uomo sperimenta il contenuto dell’epoca di cui abbiamo ora parlato, come il confine del suo cosmo. Ciò che nella vita terrestre fisica è per l’uomo il firmamento, nella vita fra morte e nuova nascita è spiritualmente la sua esistenza che sta fra la sua unione completa col mondo divino-spirituale e la separazione dal medesimo. Ivi, al confine del mondo, non appaiono i corpi celesti fisici, ma, al posto di ogni stella, la somma degli esseri divino-spirituali che in realtà formano la stella” (p. 157).

Stiamo parlando ancora della sfera ritmica o mediana. “Ciò che nella vita terrestre fisica – dice infatti Steiner - è per l’uomo il firmamento, nella vita fra morte e nuova nascita è spiritualmente la sua esistenza che sta fra la sua unione completa col mondo divino-spirituale e la separazione dal medesimo”: è cioè un’esistenza che sta in mezzo, quale sentimento, “fra la sua unione completa col mondo divino-spirituale”, quale pensiero, e “la separazione dal medesimo”, quale volontà.
In breve: siamo uniti al mondo spirituale nella sfera cefalica, ne siamo separati nella sfera metabolica, e ne siamo alternativamente uniti e separati in quella ritmica.

Unito solo alla volontà, non al sentimento e al pensare, vive nell’uomo il contenuto delle vite terrene che all’osservazione già si manifestano personalmente individuali. Ciò che dal cosmo dà all’uomo la sua figura esteriore, si conserva in essa come ricordo cosmico. Questo vive, come forza, nella figura umana; e tale forza non è immediatamente forza volitiva, bensì ciò che nell’organizzazione umana è la base delle forze volitive.
Nella vita fra morte e nuova nascita questa regione dell’essere umano giace al di là del “confine del mondo”. Ivi l’uomo se la rappresenta come ciò che sarà nuovamente suo nella sua nuova vita terrena
” (p. 157).

Qual è questo “contenuto delle vite terrene che all’osservazione già si manifestano personalmente individuali” ch’è “unito solo alla volontà, non al sentimento e al pensare”? Non è difficile: il karma.
Ciò significa che noi stessi, in quanto “personalmente individuali” (soggettività), siamo karma o, meglio ancora, che l’ego è il karma dell’Io (o, sul piano del carattere, il “piccolo Guardiano” della soglia).
Nella sfera del volere o, come precisa Steiner, “nell’organizzazione umana” ch’è “la base delle forze volitive” (quella metabolica e degli arti) non abbiamo più infatti a che fare con l’universalità del pensare né con la particolarità del sentire, bensì con la singolarità o personalità determinata appunto dal karma.

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Lucio Russo
 
Rudolf Steiner