Articolo del: 18/03/2014

Sezione: Scienza e coscienza
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Massime antroposofiche 183/184/185 - 2°

Ma con questo l’elemento meccanico si palesa come elemento meramente terrestre, poiché ciò che è legge naturale nei colori, nei suoni e così via, è fluito nell’elemento terrestre dal cosmo. Solo nella sfera terrestre il carattere meccanico viene immesso anche nelle leggi naturali, così come l’uomo sta di fronte ad esso con la propria esperienza solo nella sfera terrestre. La massima parte di ciò che oggi opera nella civiltà attraverso la tecnica, e in cui l’uomo con la sua vita è irretito in sommo grado, non è natura, ma subnatura. È un mondo che si emancipa dalla natura, verso il basso” (p. 223).

Dice Steiner: “La massima parte di ciò che oggi opera nella civiltà attraverso la tecnica, e in cui l’uomo con la sua vita è irretito in sommo grado, non è natura, ma subnatura. È un mondo che si emancipa dalla natura, verso il basso”.
L’ho già detto: la tecnologia dimostra che, in virtù dell’intelletto, possiamo essere creatori nella sfera della morte.
Non possiamo esserlo, però, in quella della vita. Come per diventare creatori nella sfera della morte abbiamo dovuto infatti far nostro un determinato livello di pensiero e di coscienza (quello rappresentativo), così per poter diventare creatori nella sfera della vita dovremmo far nostro un livello di pensiero e di coscienza superiore (quello immaginativo): quel livello al quale l’Io si manifesta non più come ego, ma come Sé spirituale.
Scrive Unger: “Nel senso dell’antroposofia, la scienza viene liberata mediante l’arte (l’immaginazione), l’arte mediante la religione (ispirazione), la religione mediante la conoscenza (intuizione)” (12).

Si osservi come l’orientale, quando tende verso lo spirito, cerchi di uscire dalle condizioni di equilibrio che provengono solo dalla sfera terrestre. Quando medita, egli prende una posizione che lo colloca nell’equilibrio puramente cosmico. La terra non agisce allora più sull’orientamento del suo organismo (questo non è detto a scopo di imitazione, ma soltanto a chiarimento delle cose qui esposte; chi conosce i miei scritti, sa come in questa direzione si differenzi la vita spirituale orientale da quella occidentale).
Occorreva all’uomo il rapporto con l’elemento puramente terrestre per lo sviluppo della sua anima cosciente
” (pp. 223-224).

E’ questa l’unica ragione per la quale siamo penetrati nel regno della morte, cioè nel regno della materia o, più esattamente, della gravità.
Ricordate la “legge pedagogica universalmente valida”? “Perché si sviluppi il corpo fisico può essere efficace solo ciò che vive nel corpo eterico, in un corpo eterico. Perché si sviluppi un corpo eterico può essere efficace solo ciò che vive in un corpo astrale. Perché si sviluppi un corpo astrale può essere efficace solo ciò che vive in un io, e può essere efficace su un io solo ciò che vive in un sé spirituale. Potrei proseguire oltre il sé spirituale, ma entreremmo nell’ambito delle indicazioni esoteriche” (13).
Questa legge vale per l’agire, ma anche per il pensare: è l’eterico, infatti, a pensare il fisico (“Il corpo eterico è propriamente il portatore del nostro intelletto nella sua interezza […] Il pensare nell’elemento intellettuale determina una sempre maggiore indipendenza del corpo eterico, e anche la possibilità di usarlo come strumento indipendente”) (14).
Ma qual è il problema? Ormai lo sappiamo: è che l’eterico, per poter pensare il fisico, deve aderirvi e muoversi in modo discreto, e non continuo, rendendosi per ciò stesso “meccanico”.
Per pensare la realtà inorganica, l’Io si serve dunque del pensare delle ossa e dei nervi, e non di quello del sangue. L’ego però lo ignora, ed è portato perciò a credere che il pensare, inconsciamente identificato con il movimento discreto (digitale), sia una realtà fisica, e quindi, in definitiva, neurologica o cerebrale (perdendo così la possibilità di usare il pensare eterico “come strumento indipendente”).

Nell’epoca moderna si formò poi la tendenza a realizzare ovunque, anche nell’azione, ciò che deve diventare esperienza umana. Abbandonandosi a ciò che è meramente terrestre, l’uomo si imbatte nell’elemento arimanico. E deve, col suo proprio essere, mettersi nel giusto rapporto con tale elemento arimanico” (p. 224).

“Mettersi nel giusto rapporto” con l’elemento arimanico non vuol dire evitarlo o fuggirlo. Chi facesse questo non farebbe che cadere nelle grinfie dell’elemento luciferico.
Le nature nevrasteniche sono più portate verso l’intellettualità arimanica (verso quella Psiche - il rappresentare - che dovrebbe conquistare, secondo König, “la virtù dell’umiltà”), mentre quelle isteriche sono più portate verso la passionalità luciferica (verso quell’Eros - il bramare - che dovrebbe conquistare, sempre secondo König, “la virtù della compassione”) (15).
Per “mettersi nel giusto rapporto” con le forze ostacolatrici, così da poter gestire umanamente ciò da cui si viene altrimenti gestiti dis-umanamente, ci si deve perciò dis-identificare dalla propria natura.

Ma nel corso fin qui svoltosi dell’epoca tecnica, sfugge per ora all’uomo la possibilità di trovare il giusto rapporto anche di fronte alla civiltà arimanica. Egli deve trovare la energia, la forza conoscitiva interiore, per non essere sopraffatto da Arimane nella civiltà tecnica. La subnatura deve venir capita come tale. Potrà venir capita solo se l’uomo, nella conoscenza spirituale, salirà alla natura superiore extraterrena per lo meno altrettanto, quanto con la tecnica è disceso nella subnatura. La nostra epoca abbisogna di una conoscenza che vada al di sopra della natura, perché interiormente deve venire a capo di un contenuto di vita, pericoloso nella sua azione, che si è sommerso al di sotto della natura. Beninteso, questo non vuol dire che si debba ritornare a stati di civiltà precedenti, ma che l’uomo trovi la via per mettere le nuove condizioni della civiltà in un rapporto giusto con se stesso e col cosmo” (p. 224).

Una sera, abbiamo paragonato l’Io al fulcro di un pendolo che oscilla tra il polo luciferico e quello arimanico.
Quando vediamo il pendolo fermo (come l’ego), vuol dire allora che l’Io è stato incantato dagli ostacolatori: non già, badate, perché è fermo a “destra”, come gli rimprovereranno quelli che sono fermi a “sinistra”, o perché è fermo a “sinistra”, come gli rimprovereranno quelli che sono fermi a “destra”, o perché è fermo al “centro”, come gli rimprovereranno tanto quelli che sono fermi a “sinistra” quanto quelli che sono fermi a “destra”, ma semplicemente perché si è fermato, e perché, fermandosi, ha perso la propria libertà.
Ricordate lo Zen? “Dove non c’è destra, dove non c’è sinistra, e dove non c’è centro, là è il centro” (massima 61).

Oggi, soltanto una piccola minoranza sente i gravi compiti spirituali che ne risultano per l’uomo. L’elettricità, che dopo scoperta è stata esaltata come l’anima dell’esistenza naturale, deve essere riconosciuta nella sua forza che sta nel condurre dalla natura alla subnatura. E l’uomo non vi deve scivolare assieme! ” (p. 224).

Spero sia chiaro, a questo punto, che non si tratta di tornare ad accendere le candele, ma di non scivolare, assieme alla forza dell’elettricità, dalla natura alla subnatura.
Ma quand’è che vi si scivola? Ogni volta, per dirla con Horkheimer, che la ragione dei mezzi (tecnica) prende il sopravvento sulla ragione dei fini (scientifica): ogni volta, cioè, che i mezzi si mutano in fini.
Horkheimer ha dunque ragione nell’opporre la “ragione oggettiva” (dei fini) alla “ragione strumentale” (dei mezzi), ma ha torto nell’ignorare che la sola ragione oggettiva in grado di rimettere al suo giusto posto quella strumentale è la ragione scientifico-spirituale.
Vedete, come il musicista si serve delle note, o come il pittore si serve dei colori, così ciascuno di noi dovrebbe servirsi dei mezzi che gli forniscono la natura e la tecnica per creare o ricreare l’umano.
Anche quella di vivere è d’altronde un’arte, ma un’arte inaccessibile, ancor più delle altre, alla mente computazionale, alla tecnica e all’ingegneria.
Ben vengano insomma l’elettricità, legata al sub-astrale luciferico, e il magnetismo, legato al sub-devachan inferiore arimanico: a patto, però, che si sia capaci di metterli al servizio del Cristo (e per ciò stesso dell’uomo) o, qualora se ne sia incapaci, si abbia allora il buon senso di ricorrere alla scienza dello spirito.

Nell’epoca in cui ancora non esisteva una vera e propria tecnica indipendente dalla natura, l’uomo trovava lo spirito nella contemplazione della natura. La tecnica che si andava emancipando fece sì che lo sguardo dell’uomo si irrigidisse sull’elemento meccanicistico-materiale, quello che per lui diventava ora scientifico. In esso è però assente tutta la spiritualità divina collegata con l’origine dell’evoluzione dell’umanità. L’elemento puramente arimanico domina quella sfera.
Nella scienza dello spirito viene ora creata l’altra sfera in cui non esiste nulla di arimanico. E appunto accogliendo con la conoscenza quella spiritualità, alla quale le potenze arimaniche non hanno accesso, l’uomo si rafforza, per affrontare Arimane nel mondo
” (pp. 224-225).

Ascoltate, a conclusione non solo della lettera, ma anche del nostro lavoro, queste parole di Steiner: “L’antroposofia è la preparazione per tutto ciò che si avvererà in avvenire. Coloro che prendono sul serio l’evoluzione dell’umanità vogliono che lo sviluppo dell’anima non si arresti e sprofondi in una palude, ma che continui a procedere in modo che la Terra possa realmente liberarsi nella sua parte spirituale, mentre la sua parte più grossolana se ne distaccherà a guisa di un cadavere. Potrebbe anche darsi che, per colpa degli uomini, tutta questa grande opera venga rovinata; ma coloro che vogliono evitare questo disastro e far sì che l’opera riesca, devono acquistarsi una comprensione della vita spirituale per mezzo di ciò che oggi chiamiamo antroposofia. Così l’antroposofia diventa un dovere, e la conoscenza desta in noi dei sentimenti di responsabilità. Quando i misteri del mondo ci inducono a sentire di voler essere antroposofi, abbiamo l’atteggiamento giusto. L’antroposofia non deve essere una mera soddisfazione della nostra curiosità, ma deve divenire una cosa senza la quale non possiamo vivere. Solo in questo caso abbiamo il giusto sentimento, solo allora siamo delle pietre vive entro quella grande costruzione che dovrà sorgere nelle anime degli uomini ed estendersi a tutta l’umanità” (16).
Leggiamo adesso le ultime massime.

183) “Nell’epoca delle scienze che si inizia intorno alla metà del secolo diciannovesimo, l’attività culturale degli uomini scivola a poco a poco non soltanto nei dominii più bassi della natura, ma sotto la natura. La tecnica diventa subnatura”.

184) “Ciò richiede che l’uomo trovi, sperimentandola, una conoscenza dello spirito per cui si innalzi di altrettanto nella natura superiore, di quanto affonda sotto la natura con l’attività tecnica subnaturale. Così si crea nell’interiorità la forza per non affondare”.

185) “Una concezione naturale anteriore conteneva ancora in sé lo spirito col quale è collegata l’origine dell’evoluzione umana; a poco a poco questo spirito è scomparso dalla concezione naturale, e vi si è infiltrato quello puramente arimanico, riversandosi da lì nella civiltà tecnica”.

Note:

1) E.Segrè: Personaggi e scoperte della fisica. Da Galileo ai quark – Mondadori, Milano 2002, vol. I, p. 326;
2) G.Segrè: Faust a Copenaghen. Lotta per l’anima della fisica – il Saggiatore, Milano 2009, p. 31;
3) ibid., pp. 11 e 75;
4) cfr. Eclisse della ragione, 12 maggio 1999;
5) J.W.Goethe: Massime e riflessioni – TEA, Roma 1988, p. 158;
6) vedi nota 3;
7) C.G.Jung: L’uomo e i suoi simboli – Casini, Firenze-Roma 1967, p. 265;
8) cfr. Pensiero matematico e realtà, 1 gennaio 2004;
9) J.W.Goethe: op. cit., p. 67;
10) cfr. E.Dolnick: L’universo meccanico – Bollati-Boringhieri, Torino 2012;
11) cfr. H.Marcuse: L’uomo a una dimensione – Einaudi, Torino 1999;
12) C.Unger: Il linguaggio dell’anima cosciente – Antroposofica, Milano 1970, p. 340;
13) R.Steiner: Corso di pedagogia curativa – Antroposofica, Milano 2007, p. 31;
14) R.Steiner: Il cristianesimo esoterico e la guida spirituale dell’umanità – Antroposofica, Milano 2010, pp. 20 e 25;
15) K. König: L’anima umana – Natura e Cultura, Alassio (SV) 1996, p. 29;
16) R.Steiner: Il cristianesimo esoterico e la guida spirituale dell’umanità, p. 68.


Al lettore

Concludiamo, dopo tre anni e mezzo, la pubblicazione di questo lavoro. Nostra sola speranza è che possa essere di aiuto a quanti, non disdegnando l’“intelletto”, studiano con serietà e amore l’opera di Rudolf Steiner.
Ricordiamo queste sue parole: “Nessuno può trovare direttamente una verità spirituale nei mondi superiori, se non ha sviluppato un alto grado di facoltà spirituali, di chiaroveggenza. La chiaroveggenza è condizione indispensabile, però, soltanto per la scoperta di verità spirituali. Importa tener presente che, siccome fino ad oggi ed ancora per molto tempo, i rosacroce non insegneranno nulla exotericamente che non possa venir afferrato con il comune intelletto logico, si erra obiettando che sia necessaria la chiaroveggenza per poter capire la forma rosicruciana della scienza dello spirito. L’importante non è la facoltà di percezione. Se non si comprende la sapienza dei rosacroce col pensiero significa solo che l’intelletto logico non è stato ancora sviluppato abbastanza. Se si accoglie la cultura moderna e quanto si può raggiungere attraverso di essa, basterà avere pazienza e costanza e non essere troppo pigri nello studio; si capirà allora l’insegnamento del maestro rosicruciano. Se dunque qualcuno mette in dubbio questa sapienza, dicendo che non la può capire, la causa non sarà la sua mancata elevazione ai mondi superiori, ma l’insufficiente applicazione del suo intelletto logico, o il non voler usufruire delle normali esperienze dell’intelletto al fine di capire veramente”; “Oggi la comprensione razionale, intellettuale, della scienza dello spirito è straordinariamente necessaria, perché è proprio questo il mezzo per aver ragione delle potenze culturali più resistenti. L’intelletto degli uomini, oggi, è talmente capace che tutta la scienza dello spirito può venir compresa, solo a volerlo. E mirare a questa comprensione, appunto, è un interesse della civiltà non egoistico, bensì universalmente umano” (Massime 165/166/167 - 1°).
Il nostro ”Osservatorio” resta attivo, ma ciò che d’ora in poi ci sarà dato di pubblicare non potrà conservare la periodicità (settimanale) di questi ultimi anni.

 

Lucio Russo
 
Rudolf Steiner