Articolo del: 25/04/2014

Sezione: Scienza e coscienza
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Due sogni

“Il sogno è una manifestazione, che si esplica in una successione di immagini sensibili, di ciò che l’uomo è veramente. Le entità spirituali dicono questo all’uomo nel sogno (…) Il sogno può essere in diversissimi modi un avvertimento, un correttore. Ed esso può, se viene riferito giustamente non al mondo inferiore, ma a quello superiore [in virtù della coscienza immaginativa e di quella ispirata - nda], servire assolutamente d’indirizzo alla vita umana”.
(R.Steiner) (1)



Scrive Rudy Vandercruysse: “Concetti e teorie psicologiche, ipotetici modelli esplicativi o interpretativi non sono indifferenti per l’anima. L’anima diventa quello che pensa di essere; se pensa di non essere spirituale si distrugge. Questo corrisponde all’esperienza da me fatta studiando la psicologia, materia che ho vissuto come qualcosa che fa ammalare l’anima. Per esprimermi subito in termini non personali, l’esperienza fatta studiando psicologia e seguendo formazioni di psicoterapia offre l’opportunità di patire nella propria anima i sintomi dell’odierna malattia della cultura e della civiltà e di elaborare una diagnosi; sperimentare il risanamento grazie allo studio dei concetti antroposofici è almeno parte di quella che viene normalmente definita terapia dell’apprendimento” (2).
Nel leggere questo passo ci è tornato alla mente che nel nostro Hypnos e Oneiros (edito, nel 1997, a cura dell’Associazione Culturale SOURCE) avevamo riportato due sogni di uno studente della facoltà di Psicologia: l’uno, perché offriva l’opportunità di gettare uno sguardo non su ciò che l’odierna psicologia pensa dell’anima, bensì su ciò che l’anima pensa dell’odierna psicologia; l’altro, perché metteva particolarmente in luce la vis ermeneutica dell’antroposofia (significativamente detta, da Steiner, un’“alta scuola di pensiero”).
Vogliamo qui riproporli, insieme all’interpretazione (rielaborata e aggiornata) che ne avevamo dato allora.

Sogno: “Dopo aver mangiato diverse cose strane, mi è rimasto qualcosa incastrato in bocca. Si tratta di un metro. Provo a tirarlo via, ma non viene fuori. Respiro solo con il naso perché il metro ostacola il passaggio dell’aria nella bocca. Mi dirigo con un amico verso un Pronto Soccorso e, durante il tragitto, penso di scommettere se riusciranno o meno a cavarmelo di bocca. Calcolo quanto mi converrebbe scommettere. Nell’ospedale, un medico mi dice che l’unico modo di estrarre il metro è quello di rompermi la testa. Mi colpisce con un piccolo apparecchio tra il naso e la fronte. La testa si crepa come fosse di cristallo, ma resta unita”.

Lo studente lamenta, attraverso il sogno, le difficoltà che inconsapevolmente gli crea l’inflazione della mentalità quantitativa (dovuta, per un verso, al suo carattere “astenico” e, per l’altro, all’impronta prevalentemente “neurologica” o “cognitivista” della psicologia accademica). Il metro, in quanto strumento di misura, rappresenta quel livello di pensiero (intellettuale) che predilige il numerare o il computare (“Non a torto - osserva Hegel - si equiparò questo pensare al calcolare, e viceversa il calcolare a questo pensare”) (3). Tale strumento gli è rimasto incastrato nella bocca dopo aver mangiato “diverse cose strane”. Nel sogno, si giudicano dunque “strani” i pensieri di cui lo studente si nutre durante la veglia. Dal momento che la vita dell’anima è collegata all’elemento aeriforme, e che il metro ostruisce la bocca, si vede inoltre costretto a respirare “solo con il naso”: si vede costretto cioè a giudicare “a lume di naso”, e quindi a procedere in modo incerto o insicuro.
Che la forma mentis quantitativa o computazionale, imperante nell’odierna cultura materialistica, gli sia “entrata troppo in testa” lo mostra il fatto, sia che si metta a calcolare il guadagno che potrebbe derivargli da una eventuale scommessa con l’amico, sia che il medico chiamato a curarlo dichiari di non poter far altro che rompergli la testa.
Ciò significa che si tratta di una testa “dura”: ossia, di un carattere rigido, ostinato o, per l’appunto, “testardo”.
Non è questa la testa di chi sta, come si dice, “con i piedi per terra”. Una cosa, infatti è stare “con i piedi per terra”, altra stare “con la testa per terra” come fanno i materialisti (meccanicisti, dialettici o informatici), che appunto per questo non sono (come credono) dei realisti, bensì degli astratti e più o meno inconsci metafisici.
“Riflettete - afferma Steiner - sulle illusioni in cui l’uomo vive quaggiù. Egli crede, quando sta seduto alla sua tavola scrivendo conti o articoli, di pensare con la propria testa. Ma ciò non è affatto vero, la testa non è sulla terra; vi è soltanto la sua manifestazione esteriore. La testa si estende dal collo in su nell’universo, quest’ultimo si manifesta soltanto nella testa. Ciò che fra nascita e morte fa di voi un essere terrestre è il cuore. E se uno scrive articoli buoni o cattivi, fa conti che ingannano o non ingannano il prossimo, tutto ciò proviene dal cuore. Non è che un’illusione che l’uomo viva con la sua testa sulla terra” (4).
Che per mezzo del sogno venga posto allo studente un problema di livelli di coscienza lo conferma un piccolo, ma eloquente particolare. Il medico deve infatti colpirlo “tra il naso e la fronte”: ossia proprio nel punto in cui risiede il cosiddetto “terzo occhio” (quello, ad esempio, di Polifemo). E’ qui, secondo la scienza dello spirito, che alberga il “fiore di loto (chakra) a due petali”: vale a dire, il primo dei nostri organi di senso animici (astrali). Quest’organo, attivo nel lontano passato (mitologico), si è andato poi tanto più disattivando quanto più si è sviluppata la coscienza rappresentativa o intellettuale (non a caso, Polifemo fu accecato dall’intelligente e astuto Ulisse).
Nella pratica interiore dell’antroposofia, la funzione di questo chakra riveste una grande importanza.
Spiega Giovanni Colazza: “La convergenza astrale-eterica presso la regione del cuore [del chakra a “dodici petali” - nda] costituisce un organo di natura solare, qualcosa di mirabile che si mostra splendente all’occhio chiaroveggente. Le correnti eteriche, nel loro movimento, oltrepassano l’essere stesso e sono causa di quell’atmosfera interiore che ogni uomo spiritualmente sviluppato porta con sé. Per lo sviluppo del corpo eterico, queste correnti vanno seguite a partire dalla testa. Nella zona centrale della testa vi è infatti un punto specialissimo in cui corpo eterico e corpo fisico sono uniti (…) Per preparare quell’irradiarsi di correnti dal fiore di loto a dodici petali verso gli altri chakra, occorre prima predisporre un centro provvisorio nella testa, e questo perché lo stato attuale dell’evoluzione - contrariamente a quanto avveniva in antico, allorché era possibile muovere anche da altri centri - richiede al discepolo uno sviluppo interiore condotto in piena coscienza di veglia. La testa oggi rappresenta la parte del corpo dove più la coscienza esplica la sua condizione di veglia, onde la necessità di predisporre qui un centro provvisorio che, successivamente, potrà essere trasferito nella sua vera sede presso il cuore. Dal centro della testa dunque, per mezzo degli esercizi di concentrazione e meditazione, progressivamente si discenderà al centro della laringe [quello a “sedici petali” - nda] e poi a quello del cuore” (5).
Mediante il sogno, viene dunque fornita allo studente una preziosa indicazione. Gli viene suggerito di liberarsi dell’ostacolo costituito dalla sua unilaterale fissazione al grado di coscienza intellettuale o computazionale facendo volitivamente leva su un’altra parte di sé (sull’Io-medico) e utilizzando un “piccolo apparecchio” (ad esempio, l’esercizio della concentrazione) che, “aprendogli la testa” (ampliando il suo orizzonte mentale), gli consenta di sviluppare un superiore livello di coscienza (quello immaginativo).
Ricordiamo queste parole di Steiner: “Anzitutto conviene liberarsi dall’idea che occorrano pratiche strane e misteriose per arrivare a conoscenze superiori. Ci si deve rendere chiaramente conto che, come punto di partenza, si devono prendere i sentimenti e i pensieri con cui l’uomo vive di continuo, e che si tratta soltanto di dare a questi sentimenti e a questi pensieri una direzione diversa da quella abituale. Ci si deve dire anzitutto che nel mondo dei propri sentimenti e pensieri stanno nascosti i misteri più alti, ma che finora non si è potuto scorgerli” (6).
“Non si è potuto scorgerli” - ci permettiamo di aggiungere - perché non ci si è sufficientemente impegnati a educare e sviluppare il pensiero cosciente, il volere nel pensare, così da permettergli di portare alla luce il pensiero incosciente, il pensare nel volere (cosa che, per uno “psicoterapeuta antroposofo”, dovrebbe essere quasi un dovere).

Sogno: “Ascolto alla radio le previsioni del tempo, divise per giorni e così formulate: vento/ aumento del vento/ mancanza di pelle; vento/ aumento del vento/ mancanza di pelle; vento/ aumento del vento/ mancanza di pelle. Penso, infastidito, che dovrò sopportare una “infreddatura” ”.

Che rapporto c’è tra il vento e la pelle? E per quale ragione quando aumenta il primo diminuisce la seconda?
Per rispondere a questi interrogativi, lasciamo la parola a Gudrun Merker: “Soltanto quando l’aria è decisamente mossa, quando “tira” aria o quando abbiamo vento, ci rendiamo conto che la nostra pelle risponde anche all’essere dell’aria. L’alternanza di risucchio e di pressione che possiamo sperimentare con il vento formato per esempio da aria calda può portare ad un gradevole massaggio. Bagni di aria calda, anche bagni di vapore caldo, sono noti fin dall’antichità per il loro effetto anche terapeutico. L’aria porta sempre movimento, basti osservare come in natura sia in grado di produrre il moto ondoso dell’acqua, dalle semplici onde fino alle più poderose mareggiate. Troppa aria dall’esterno lascia la pelle secca, dura e fragile. Gli stessi fenomeni si possono verificare però anche per situazioni interne, siamo allora di fronte a degli squilibri fra elemento aeriforme ed elemento liquido. C’è una prevalenza dell’elemento aeriforme. Dato che questo elemento, grazie alla sua capacità di comprimersi e dilatarsi, rappresenta il substrato per la vita dell’anima, troviamo facilmente fenomeni di deperimento della pelle anche quando l’anima è troppo carica di pene e preoccupazioni. L’anima è in questo caso fortemente contratta. Questo comporta una specie di addensamento anche a livello corporeo, per la cute questo significa perdita di elasticità ed indurimento nella parte superficiale” (7).
E’ importante aggiungere che la pelle rappresenta la superficie di confine tra noi e il mondo (al pari del senso del tatto, scrive Albert Soesman, essa forma, “un confine, ci separa dalle cose”) (8). Se la pelle viene ad assottigliarsi o, come si dice nel sogno, a “mancare”, si rende quindi labile o incerto il limite tra l’Io e il non-Io. Ciò spiega il perché quanti siano dominati dall’ansia o dalla paura sognino spesso delle porte che non si chiudono, dei cancelli divelti, dei recinti abbattuti o delle mura che crollano: in breve, delle strutture di separazione e protezione che non assolvono più il loro compito.
Si tenga presente che i caratteri “astenici” (nevrastenici), a causa dell’abnorme attività del loro sistema neuro-sensoriale, tendono a introvertirsi e a ritrarsi, poiché si sentono pressati (ossessionati) dal mondo esterno (più metafisico che fisico), mentre i caratteri “stenici” (isterici), a causa dell’abnorme attività del loro sistema metabolico, tendono a estrovertirsi e a invadere, poiché si sentono pressati (posseduti) dal mondo interno (più fisico che metafisico).
Non sorprende, dunque, che lo studente, accingendosi ad affrontare un impegnativo esame, tema di dover sopportare una “infreddatura”: se l’ansia agita l’anima, la paura infatti la raggela o, per dirla con la Merker, la “contrae”.

Note:

1) R.Steiner: Conoscenza iniziatica - I.T.E., Milano 1938, vol. I, pp. 189 e 191;
2) R.Vandercruysse: Osservazione animica e trasformazione dell’ambiente in Psicoterapia e lotta per divenire essere umano - atti del Congresso Mondiale di psicoterapia antroposofica svoltosi a Driebergen/Zeist nell’ottobre 1997 - Novalis, Milano 2006, pp. 155-156;
3) G.W.F. Hegel: Scienza della logica - Laterza, Roma-Bari 1974, vol. I, p. 34;
4) R.Steiner: Coscienza d’iniziato - Tilopa, Roma 1988, p. 52;
5) G.Colazza: Dell’iniziazione - Tilopa, Roma 1992, pp. 91-92;
6) R.Steiner: L’iniziazione - Antroposofica, Milano 1971, p. 50;
7) G.Merker: La pelle, vetrina di tutto l’uomo in Notiziario Weleda, autunno 1988, n° 50, p. 7;
8) A.Soesman: I dodici sensi. Porte dell’anima - Natura e cultura, Alassio (SV) 2012, p. 26.

 

Lucio Russo
 
Rudolf Steiner