Articolo del: 02/07/2015

Sezione: Studi gnoseologici
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Il concetto, questo sconosciuto

Come mai quando qualcuno ci dà dell’“animale” ci sentiamo offesi, mentre quando gli scienziati affermano che l’uomo è un “animale” (uno “scimmione intelligente”) (2) rimaniamo indifferenti?
(Scrive Carlo Rovelli, fisico teorico: “Durante il grande idealismo tedesco, Schelling poteva pensare che l’uomo rappresentasse il vertice della natura, il punto altissimo dove la realtà prende coscienza di se stessa. Oggi, dal punto di vista del nostro sapere sul mondo naturale, questa idea ci fa sorridere” [3].)
Proveremo a rispondere a tale domanda prendendo le mosse da queste parole di Steiner: se ad Arimane riuscisse di “accumulare intorno a noi una grande quantità di conoscenza morta (…) la personalità umana appassirebbe in queste condizioni terribilmente oggettive, impersonali, non umane (…) La conoscenza, al contrario, deve diventare una questione personale. Le biblioteche devono ridursi e le persone dovrebbero conservare maggiormente nelle proprie anime quello che c’è nelle biblioteche. Il sé spirituale può nascere solo da questa personalizzazione della conoscenza” (4).
Per capire che cosa significhi “personalizzare la conoscenza” è necessario ricordare che Arimane raggela il sentimento muovendo dal pensiero (più precisamente, dall’anima razionale), mentre Lucifero surriscalda il pensiero muovendo dal sentimento (più precisamente, dall’anima senziente) (5).
Questo potrebbe far credere che Lucifero, per il fatto di “animare” l’universalità del pensiero mediante la particolarità del sentimento, realizzi una “personalizzazione della conoscenza”.
Ma non è così, giacché una cosa è “personalizzare” la conoscenza immettendo lucifericamente (dal basso in alto) il sentimento nel pensiero (nelle idee), altra, come richiede la scienza dello spirito, immettendo meditativamente (dall’alto in basso) il pensiero (le idee) nel sentimento, così da affrancarlo pian piano dall’ipoteca della natura personale (karmica).
Ricordiamo quest’altra affermazione di Steiner: “Il nostro io e il nostro corpo astrale non posseggono la vita, eppure esistono. Lo spirituale e l’animico non hanno bisogno della vita. La vita comincia con il corpo eterico” (6).
Ciò significa, come abbiamo altrove osservato (7), che essendo il pensare (detto, da Scaligero, “vita della luce”), altro dai pensieri (detti, da Scaligero, “luce della vita”), si può trasformare (volitivamente) il pensare “morto” o “meccanico” in un pensare “vivente” od “organico” (la coscienza rappresentativa in coscienza immaginativa), ma non si possono “vivificare” allo stesso modo i pensieri.
Dice infatti Steiner: quando “si instaura la coscienza vuota [ispirata - nda], quando si fanno cadere i pensieri, come è descritto nella seconda parte della mia Scienza occulta, allora si sente come in noi svanisca il pensiero vivente [grassetto nostro], come per così dire si fondi il pensare che fino ad allora avevamo prodotto con i nostri sforzi” (8); e ancora: quando “si passa la soglia del mondo spirituale” (al di là, quindi, della coscienza immaginativa), “si acquisisce allora appunto la realtà, si acquisisce un’intima e sperimentabile rappresentazione dell’importanza dei concetti” (9).
L’ordinaria coscienza rappresentativa conosce dunque il pensare discreto e il concetto astratto; la coscienza immaginativa conosce il pensare continuo, ma non ancora il concetto, giacché questo (trovandosi appunto al di là della soglia) “non ha bisogno” di vita, ma di anima (“Il sentimento - scrive Steiner - è il mezzo per cui, principalmente, i concetti acquistano vita concreta”) (10).
Essenziale è intendere che il concetto astratto è per un verso un concetto puro, in quanto indipendente dai sensi (fisici), ma per l’altro un concetto inanimato (riflesso), in quanto pensato, ma non sentito (percepito o sperimentato).
La sua anima (la sua realtà o qualità astrale) non viene sentita, sia da quanti, soggiacendo all’azione di Arimane, lo dis-animano (nominalisticamente), sia da quanti, soggiacendo all’azione di Lucifero, lo “animano” (in modo più o meno misticheggiante o estetizzante) facendo inconsciamente ricorso alle proprie brame: cioè, alla pancia e non al cuore.
Fatto si è che com’è il “pensare puro” a pensare il “concetto puro”, così è il “sentire puro” a sentire il “concetto puro”, elevando o nobilitando in questo modo se stesso e l’anima (“Tu se’ colei che l’umana natura / nobilitasti sì, che il suo fattore / non disdegnò di farsi sua fattura”).
Che cosa vuol dire, dunque, “personalizzare la conoscenza”? Vuol dire patire un’offesa recata all’“Uomo”, cioè all’Io (e al Cristo che lo inabita) assai più di quanto viene in genere patita un’offesa recata all’ego: significa, in breve, elevare, arricchire o nobilitare la personalità, e non abbassare, impoverire o involgarire la conoscenza.

Note:

01) R.Steiner: La porta dell’iniziazione - Antroposofica, Milano 1984, p. 19;
02) cfr. E.Boncinelli-G.Giorello: Lo scimmione intelligente - Rizzoli, Milano 2008;
03) C.Rovelli: Sette brevi lezioni di fisica - Adelphi, Milano 2014, p. 73;
04) R.Steiner: Contraddizioni nell’evoluzione dell’umanità. Occidente e Oriente, Materialismo e Misticismo, Conoscenza e Fede - Antroposofica, Milano 2015, pp. 211-212;
05) R.Steiner: Antropologia scientifico-spirituale - Antroposofica, Milano 2009, vol. II, pp. 116-117;
06) R.Steiner: Sedi di misterti nel Medioevo. La festa di Pasqua - Antroposofica, Milano 1984, p. 21;
07) cfr. Il pensare e i pensieri, 10 novembre 2013, e Ancora sul pensare e i pensieri, 30 maggio 2014;
08) R. Steiner: Lo sviluppo occulto dell’uomo nelle sue quattro parti costitutive - Antroposofica, Milano 1986, p. 70;
09) R.Steiner: La filosofia della libertà - Antroposofica, Milano 1966, p. 92;
10) R.Steiner: L’antroposofia e le scienze - Antroposofica, Milano 1995, p. 70.

 

Lucio Russo
 
Rudolf Steiner