Articolo del: 06/01/2019

Sezione: Scienza e coscienza
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Il cervello, la mente e l'anima (12)

Scrive Boncinelli: “Alla corteccia cerebrale arrivano contemporaneamente diversi segnali appartenenti a diversi ordini di eventi percettivi, attraverso vie relativamente indipendenti. Al momento di emergere alla coscienza e di venire verbalizzati, tali eventi devono però allinearsi e mettersi in sequenza. In questa ottica la coscienza corrisponde a una serializzazione finale di molti eventi mentali per loro natura paralleli. Non si sa come ciò avvenga e passerà un bel po’ di tempo prima che si possa accertare se avviene effettivamente e come (…) Parlando in via puramente ipotetica, il passaggio da neurostati a psicostati potrebbe anche essere tutto qui. Ma chi opera questa serializzazione? E c’è qualcuno dentro di noi che ne osserva il risultato? In altre parole, esiste un Io centrale, un cervello del cervello, una funzione mentale suprema a cui tutto viene riferito e che rappresenta la sede dell’autocoscienza?” (139).
Dal momento, dice Goethe, che i fenomeni sono già teoria, compito dello scienziato dovrebbe essere quello di estrarre o esplicitare, in forma appunto di “teoria”, quanto in essi è racchiuso o implicito. Che cosa succede quando non lo si fa, quando non ci si pone, cioè, al “servizio” dei fenomeni? È semplice: si pongono i fenomeni al nostro servizio, e quindi, fatalmente, al servizio dei nostri interessi, delle nostre opinioni o dei nostri pregiudizi. Lo abbiamo voluto sottolineare, perché il lavoro di Boncinelli ci mette di fronte a una serie di fatti che potrebbero ampiamente confermare le “teorie” della scienza dello spirito se non ci si ostinasse a imprigionarli in una rete concettuale e linguistica che ne stravolge e mortifica il significato.
Che cosa fa ad esempio Boncinelli? Prima afferma che gli “eventi percettivi”, per potersi presentare alla coscienza, devono essere “serializzati” (“allineati” o “messi in sequenza”) e poi si domanda: 1) chi sia a operare tale serializzazione; 2) se ci sia o non ci sia “qualcuno” che ne osserva dentro di noi il risultato; 3) se questo, nella prima delle due eventualità, non sia per caso quell’“Io” in cui ha sede l’autocoscienza. Allo stesso proposito, Steiner dice invece che il nostro rapporto col mondo è fatto anzitutto di percezioni e che “quello che si intesse come mezzo di collegamento fra tutte queste percezioni, separate spazialmente e cronologicamente, e le riunisce insieme, è il pensare” (140). Il “serializzare” è dunque il “pensare”: cioè quella forza o quell’attività che, nelle parole di Boncinelli, “allinea” o “mette in sequenza” gli “eventi percettivi”, mentre, in quelle di Steiner, “si intesse come mezzo di collegamento” fra le percezioni e le “riunisce” (la “verità - dice inoltre - non è la concordanza d’una rappresentazione col suo oggetto, ma è l’espressione d’un rapporto tra due fatti percepiti”) (141). Dicendo “pensare”, come fa Steiner, viene in mente l’uomo, mentre dicendo “serializzare”, come fa Boncinelli, viene in mente il computer: ossia la macchina. E perché mai si dovrebbe parlare dell’uomo pensando alla “macchina”? Lo impongono i fatti osservati, o non piuttosto la forma mentis dell’osservatore? E se fosse appunto la “macchinosità” o l’“artificialità” di quest’ultima a imporlo, con quale diritto si potrebbe affermare di stare studiando l’essere umano, e non quella sola sua parte che tale forma mentis è in grado di apprezzare? O con quale diritto si potrebbe asserire, come fa la Montalcini, ch’è imminente la scoperta dell’“essenza della specie umana”, quando si è solo scoperta l’essenza di quella parte dell’uomo che soggiace alle stesse leggi che governano la macchina, e quindi di ciò che nell’uomo non è ancora propriamente umano?
Sperimentare ch’è il pensare ad “allineare” o “mettere in sequenza” gli “eventi percettivi” è decisivo, giacché è soltanto mediante il pensare (continuo o vivente) che è possibile risalire, in un primo momento alla coscienza pensante e, in un secondo momento, all’Io: proprio a quell’“Io centrale”, “cervello del cervello”, “funzione mentale suprema” o “sede dell’autocoscienza” della cui realtà Boncinelli non sembra granché convinto. “Lo spirito umano - dice infatti - ha acquistato ai nostri occhi una tale rilevanza e un tale grado di autonomia che qualcuno pensa si tratti di un’entità primaria e che al limite sia lo spirito che pone e sostiene la realtà e non viceversa. Noi non abbiamo accettato questa visione, ma comprendiamo benissimo come si possa essere di questo avviso e non abbiamo nulla contro concezioni che pongono lo spirito al centro dell’universo, a patto che l’operazione sia propulsiva e non paralizzante e promuova la tolleranza e l’apertura piuttosto che la chiusura e l’intransigenza” (142).
Apprezziamo questa presa di posizione, ma non possiamo non rilevare che Boncinelli parla così perché crede che le visioni o concezioni dello spirito possano essere solamente “filosofiche” o “religiose”: vale a dire, astratte o dottrinarie. Che cos’altro potrebbe pensare, del resto, un odierno uomo di scienza? L’unica cosa che ci sentiamo di fare, riguardo a questo problema, è consigliare al lettore lo studio del (già citato) ciclo di conferenze di Steiner, intitolato: Nascita e sviluppo storico della scienza. Chi avrà la buona volontà di farlo, vedrà che la scienza moderna è sorta nello stesso momento in cui l’uomo, scissosi interiormente, ha proiettato quanto in lui è “fisico” e “chimico” (eterico) sul mondo (sulla res extensa) e introiettato (nella res cogitans) quanto del mondo è “psicologico” (animico) e “pneumatologico” (spirituale).
Dice Boncinelli che “alla fine della voce Coscienza del suo apprezzatissimo Dictionary of Psychology Stuart Sutherland afferma che sull’argomento, in definitiva, non è stato scritto “niente che valga la pena di leggere”” (143). Secondo noi, invece, non è che sull’argomento, in definitiva, non sia stato scritto “niente che valga la pena di leggere”, è che Stuart Sutherland ha letto, sull’argomento, solo ciò che non valeva la pena di scrivere.

Scrive Boncinelli: “Mentre lo scienziato sa di non sapere e pazientemente aspetta in quella che abbiamo chiamato una posizione di attesa appassionata, il filosofo vuole disperatamente sapere tutto e subito oppure non è contento finché non è riuscito almeno a fissare i termini e a circoscrivere i contorni dell’impresa conoscitiva che verrà. Ma in genere ciò non è possibile. Si dirà che anche un Kant, per il quale abbiamo mostrato una profonda ammirazione, ha avuto questa pretesa, ma in primo luogo non tutti sono Kant e in secondo luogo anche Kant ha lavorato maldestramente di fantasia quando ha preteso ad esempio di tirare fuori l’elenco delle categorie dell’intelletto solo dalla sua mente e dalla sua cultura, come un coniglio dal cilindro. Il voler delimitare anche soltanto gli ambiti del sapere futuro è un’aspirazione intellettuale comprensibile, ma che fino a oggi ha prodotto solo fantasticherie e ha condotto a un gran numero di vicoli ciechi” (144).
In verità, il primo a dire di “sapere di non sapere” è stato Socrate, cioè un filosofo. Concordiamo comunque sul fatto che una cosa è la filosofia, altra la scienza. Un aspetto essenziale della loro differenza è che la prima ricerca i concetti senza passare per le “forche caudine” della percezione sensibile, mentre la seconda li ricerca esclusivamente per suo mezzo. Ma riesce in questo modo a trovarli? Non vi riesce, perché li prende per “cose”. Lo dimostra il fatto che nell’ambito “scientifico” si parla magari di “archetipi”, di “psiconi” o di “psicostati”, ma non di concetti. La filosofia ha dunque i “denti” del concetto, ma non il “pane” della percezione, mentre la scienza ha il “pane” della percezione, ma non i “denti” del concetto. E’ anche vero, poi, che il voler delimitare “gli ambiti del sapere futuro” produce “solo fantasticherie” e conduce “a un gran numero di vicoli ciechi”, ma non meno è vero che il rimanere fermi al grado della coscienza vincolata al sensibile produce altrettanti danni. Dice Boncinelli che quella dello scienziato è un’“attesa appassionata”. Non ne dubitiamo. Ma se qualcuno si mettesse ad aspettare l’arrivo del treno in riva al mare, e non alla stazione, si potrebbe essere certi che la sua attesa, per quanto “appassionata”, andrebbe delusa. Un’attesa, prima di essere “appassionata”, dovrebbe essere infatti ragionevole o, per meglio dire, consapevole.

Scrive Boncinelli (a chiusura del proprio lavoro): “La mente che esplora se stessa è certamente la follia delle follie, ma tutta l’esplorazione del reale si presenta con i caratteri di una follia” (145).
Qualcuno ha detto, però, che quanto è follia agli occhi degli uomini è saggezza agli occhi di Dio, e che quanto è saggezza agli occhi degli uomini è follia agli occhi di Dio. Non è stato saggio, ad esempio, far crescere e maturare la mente mediante l’esplorazione del mondo fisico, prima di permetterle di esplorare, con la medesima spregiudicatezza e obiettività, se stessa? Non si è ancora capito che la conoscenza del reale “sensibile” non costituisce il fine della conoscenza scientifica, bensì il mezzo per educare e preparare l’uomo a una conoscenza scientifica del reale “sovrasensibile”, e quindi di se stesso. L’uomo antico conosceva se stesso muovendo dalla conoscenza del mondo e di Dio (giacché era in esso quale sua parte); l’uomo moderno muove invece da se stesso, ma conosce sé come altro dal mondo e da Dio (come soggetto) e il mondo e Dio come altro da sé (come oggetto). Questa esperienza non è però che il necessario presupposto di una conoscenza che consenta all’uomo di ritrovare il mondo in sé e sé nel mondo (dice Steiner: “Uomo, conosci te stesso e conoscerai il mondo, conosci il mondo e conoscerai te stesso!”).
Non illudiamoci: soltanto un profondo rinnovamento del pensiero, della coscienza e della cultura potranno permetterci di fronteggiare e risolvere i gravi problemi del presente.
Galimberti, per fare un ultimo esempio, auspica una “psicologia dell’azione” (146) che sia in grado di superare, sia la riduzione naturalistica dell’uomo all’immediatezza dell’istinto, sia la limitazione intellettualistica dell’uomo alla mediatezza della riflessione. Stando alla prima, l’uomo, per essere attivo, dovrebbe essere incosciente; stando alla seconda, per essere cosciente dovrebbe essere (come dice Galimberti) “re-attivo”. Nel primo caso, godrebbe dunque di un volere (di una forza) privo di pensare (di forma); nel secondo, di un pensare (di una forma) privo di volere (di forza). Per superare questo stato di cose, Galimberti auspica, come detto, una psicologia dell’azione: ovvero, (diciamo noi) una coscienza dell’azione. Non considera che una coscienza dell’azione non può essere che una coscienza attiva, e quindi una coscienza nutrita da un pensiero che, a differenza di quello intellettuale (vincolato al sistema neurosensoriale), tragga la propria forza dal fatto di aver accolto al proprio interno (nella propria forma) quella volontà (quella forza) che la coscienza ordinaria sperimenta, in modo alienato, all’esterno o al di fuori di sé. Anche la sua “psicologia dell’azione”, se non vuole essere un’ennesima “chiacchiera”, deve dunque presupporre un pensare vivente o continuo: proprio quel pensare, cioè, che sta a fondamento teorico e pratico della scienza dello spirito di Rudolf Steiner.

Note:

1) R.Steiner: Le opere scientifiche di Goethe - Melita, Genova 1988, p. 36;
2) E.Boncinelli: Il cervello, la mente e l’anima - Mondadori, Milano 2000;
3) J.R.Searle: Il mistero della coscienza - Cortina, Milano 1998, p. 133;
4) E.Boncinelli: op. cit., p. 7;
5) E.Boncinelli e U.Galimberti, con G.M.Pace: E ora? - Einaudi, Torino 2000, p. 133;
6) A.Einstein: Come io vedo il mondo - Newton Compton, Roma 1999, p. 28;
7) cfr. la Repubblica, 10 ottobre 2000;
8) E.Boncinelli: Il cervello…, pp. 143-144;
9) J.R.Searle: op. cit., p. 110;
10) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 9;
11) J.Monod: Il caso e la necessità - Mondadori, Milano 1997, p. 16;
12) ibid., p. 17;
13) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 9;
14) ibid., p. 10;
15) J.W.Goethe: Poesia e verità in Opere - Sansoni, Firenze 1944, vol.1°, p. 1053;
16) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 11;
17) cfr. T.A.Stewart: Il capitale intellettuale - Ponte alle Grazie, Milano 1999;
18) R.Steiner: Fattori salutari dell’evoluzione - Antroposofica, Milano 2000, pp. 149-150;
19) G.W.F.Hegel: Enciclopedia delle scienze filosofiche - Laterza, Bari 1989, p. 39;
20) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 12;
21) cit. in J.R.Searle: Il mistero della coscienza, p. 123;
22) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 15;
23) ibid., p. 15;
24) ibid., p. 16;
25) G.Barsanti: introduzione a C.Linneo: I fondamenti della botanica - Theoria, Roma-Napoli 1985, pp. 19-20;
26) J.D.Barrow: Il mondo dentro il mondo - Adelphi, Milano 1992, p. 227;
27) cfr. F.Capra: Il Tao della fisica - Adelphi, Milano 1994;
28) A.Einstein: op. cit., pp. 80-81;
29) ibid., p. 14;
30) cfr. R.Steiner: La filosofia della libertà - Antroposofica, Milano 1966;
31) J.W.Goethe: Ballate - Garzanti, Milano 1999, p. 49;
32) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 21;
33) ibid., pp. 23-25;
34) V.Smil: La storia dell’energia - Il Mulino, Bologna 2000;
35) G.Bernardi: L’energia specchio della storia, Il Giornale, 3 ottobre 2000;
36) Enciclopedia della scienza e della tecnologia - De Agostini, Novara 1994, p. 1025;
37) cfr. W.Heisenberg: Fisica e oltre - Bollati Boringhieri, Torino 2000, p. 39;
38) ibid., p. 39;
39) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 26;
40) ibid., p. 27;
41) G.W.F.Hegel: Enciclopedia delle scienze filosofiche - Rusconi, Milano 1996, p. 441;
42) E.Boncinelli: Il cervello…, pp. 27-28;
43) ibid., p. 29;
44) T.J.Weihs: Embriogenesi - Filadelfia, Milano 1991, p. 120;
45) G.Sermonti: Perché la mosca non è un cavallo, Il Giornale, 3 ottobre 2000;
46) F.Giroud: Marie Curie - Fabbri, Milano 2000, p. 72;
47) E.Boncinelli: Il cervello…, pp. 30-31;
48) ibid., p. 31-32;
49) R.Steiner: Le opere scientifiche di Goethe, p. 19;
50) cfr. Dio,fede e ragione, La Repubblica, 22 settembre 2000;
51) P.Flores d’Arcais: L’individuo libertario - Einaudi, Torino 1999, p. 7;
52) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 50;
53) ibid., p. 50;
54) J.Rifkin: Il Secolo Biotech - Baldini & Castoldi, Milano 1998, p. 289;
55) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 90;
56) cfr. R.Steiner: I gradi della conoscenza superiore in Sulla via dell’iniziazione - Antroposofica, Milano 1977;
57) E.Boncinelli: Il cervello…, pp. 90-91;
58) ibid., p. 67;
59) J.Volpi: In cerca di Klingsor - Mondadori, Milano 2000, p. 378;
60) cit. in E.Segrè: Personaggi e scoperte della fisica classica - Mondadori, Milano 1996, pp. 47-48;
61) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 51;
62) ibid., p. 53;
63) ibid., p. 56;
64) ibid., p. 56;
65) cit. in J.Eccles: Come l’io controlla il suo cervello - Rizzoli, Milano 1994, p. 74;
66) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 64;
67) ibid., pp. 82-83;
68) ibid., p. 77;
69) ibid., p. 289;
70) ibid., pp. 78-79;
71) J.Eccles: op. cit., p. 50;
72) J.Volpi: op. cit., p. 64;
73) ibid., p. 63;
74) ibid., p. 250;
75) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 92;
76) ibid., p. 110;
77) ibid., p. 112;
78) J.W.Goethe: L’esperimento come mediatore fra soggetto e oggetto in Opere - Sansoni, Firenze 1961, vol.5°, p. 31;
79) B.Maffi: nota introduttiva a Goethe: Scritti scientifici in ibid., p. 3;
80) J.W.Goethe: Deciso impulso di un giudizio acuto in ibid., p. 57;
81) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 114;
82) cfr. R.Steiner: Lo studio dei sintomi storici - Antroposofica, Milano 1961;
83) A.Einstein: op. cit., p. 18;
84) ibid., p. 17;
85) ibid., p. 18;
86) ibid., p. 15;
87) W.Heisenberg: Fisica e filosofia - EST, Milano 2000, p. 234;
88) J.Rifkin: op. cit., p. 291;
89) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 118;
90) J.Laplanche-J.-B.Pontalis: Enciclopedia della psicanalisi - Laterza, Bari 1968, p. 425;
91) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 121;
92) J.Eccles: op. cit., p. 210;
93) E.Boncinelli: Il cervello..., p. 136;
94) J.Eccles: op. cit., pp. 206-207;
95) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 137;
96) J.R.Searle: Mente, linguaggio, società - Cortina, Milano 2000, p. XII;
97) M.Jouvet: La natura del sogno - Theoria, Roma-Napoli 1991, p. 16;
98) il primo e l’ultimo di questi quattro testi sono già citati, il secondo e il terzo sono raccolti in R.Steiner: Saggi filosofici - Antroposofica, Milano 1974;
99) R.Steiner: La filosofia della libertà, p. 165;
100) E.Boncinelli: Il cervello…, pp. 143-144;
101) M.Jouvet: op. cit., p. 16;
102) J.Eccles: op. cit., p. 110;
103) ibid., p. 112;
104) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 150;
105) J.Eccles: op. cit., p. 130;
106) V.Bott: Medicina antroposofica - IPSIA, Palermo 1987, vol.1°, p. 20;
107) E.Boncinelli: Il cervello…, pp. 200-201;
108) ibid., pp. 201-202;
109) ibid., p. 206;
110) ibid., p. 207;
111) M.Scaligero: Tecniche della concentrazione interiore - Mediterranee, Roma 1985, p. 10;
112) J.R.Searle: Mente, linguaggio…, p. 36;
113) cfr. V.Solov’ev: Sulla Divinoumanità - Jaca Book, Milano 1971;
114) cfr. la Repubblica, 23 ottobre 2000;
115) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 221;
116) R.Steiner: La filosofia della libertà, p. 90;
117) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 225;
118) G.W.F.Hegel: Enciclopedia delle scienze filosofiche - Laterza, Roma-Bari 1989, p. 6;
119) ibid., p. 35;
120) ibid., p. 441;
121) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 225;
122) cfr. K.Jaspers: Psicologia delle visioni del mondo - Astrolabio, Roma 1950;
123) cfr. R.Steiner: Il pensiero cosmico - Basaia, Roma 1985;
124) E.Boncinelli: Il cervello…, pp. 227-228;
125) R.Steiner: La filosofia della libertà, p. 80;
126) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 230;
127) ibid., p. 230;
128) ibid., p. 232;
129) cfr. R.Beretta: Il piccolo ecclesialese illustrato - Ancora, Milano 2000;
130) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 233;
131) ibid., p. 234;
132) G.W.F.Hegel: Estetica - Einaudi, Torino 1997, vol.1°, p. 107;
133) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 235;
134) ibid., p. 245;
135) cfr. F.Sarri: Socrate e la nascita del concetto occidentale di anima - Vita e Pensiero, Milano 1997;
136) J.Monod: op. cit., p. 32;
137) R.Steiner: Nascita e sviluppo storico della scienza - Antroposofica, Milano 1982, p. 11;
138) J.Monod: op. cit., pp. 17-18;
139) E.Boncinelli: Il cervello…, pp. 273-274 e 276-277;
140) R.Steiner: La filosofia della libertà, p. 81;
141) R.Steiner: Le opere scientifiche di Goethe, pp. 103-104;
142) E.Boncinelli: Il cervello…, p. 290;
143) ibid., p. 276;
144) ibid., p. 284;
145) ibid., p. 291;
146) cfr. U.Galimberti: Psiche e techne - Feltrinelli, Milano 1999.

 

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