Massime antroposofiche
97/98/99

M

97) “Chi si esprime all’ingrosso può dire: nell’anima dell’uomo vivono pensare, sentire e volere. Chi guardi più per il sottile deve dire: il pensare contiene sempre un sostrato di sentire e volere, il sentire uno simile di pensare e volere; il volere uno di pensare e sentire. Solo che, di fronte agli altri contenuti animici, nella vita del pensiero predomina il pensare; nella vita del sentimento, il sentire; nella vita della volontà, il volere”.

Alla luce di quanto abbiamo visto commentando, con l’aiuto di Unger, la massima 96, non dovrebbe essere difficile capire quanto afferma qui Steiner.
Chi è agli inizi dello studio della scienza dello spirito può certo dire che “nell’anima dell’uomo vivono pensare, sentire e volere”; andando avanti e approfondendo le cose, si avvedrà però che il pensare, il sentire e il volere sono sempre presenti, ma in modo tale da svolgere, come ho detto in altre occasioni, una volta un ruolo “egemone” e due volte un ruolo “subordinato”.
Affermare che la sfera cefalica è la sede del pensare, che quella mediana è la sede del sentire e che quella metabolica è la sede del volere, significa pertanto affermare che, nella prima, il pensare è egemone, mentre il sentire e il volere sono subordinati, che, nella seconda, il sentire è egemone, mentre il pensare e il volere sono subordinati, e che, nella terza, il volere è egemone, mentre il pensare e il sentire sono subordinati.
Ricordate l’esempio dell’ospedale? In un ospedale, dissi, l’attività terapeutica è egemone, mentre quelle tecniche e amministrative sono subordinate (di supporto). Un ospedale in cui le attività tecniche o amministrative prendessero il sopravvento su quella terapeutica, non sarebbe più un ospedale, e passerebbe quindi, per così dire, dalla sua “fisiologia”, alla sua “patologia”.
Così è pure per il pensare, il sentire e il volere. Ad esempio, se nella sfera mediana o ritmica il pensare prendesse il sopravvento sul sentire, il sentire si raffredderebbe e i ritmi rallenterebbero; se prendesse invece il sopravvento il volere, il sentire si surriscalderebbe e i ritmi accelererebbero.
In un caso e nell’altro, verrebbe dunque alterata l’attività (fisiologica) del sentire, deputata appunto a mediare, nella “zona temperata”, tra la zona fredda del pensare e quella calda del volere.

98) “Il sentire e il volere della vita del pensiero contengono il risultato karmico di vite terrene precedenti. Il pensare e il volere della vita del sentimento determinano karmicamente il carattere. Il pensare e il sentire della vita della volontà strappano la vita terrena presente dalla concatenazione karmica”.

Abbiamo visto, l’altra sera, che il sentire e il volere nel pensare sono rivolti al passato, che il pensare e il volere nel sentire sono rivolti al presente, e che il pensare e il sentire nel volere sono rivolti al futuro.
Che cosa significa, dunque, che “il sentire e il volere della vita del pensiero [il sentire e il volere nel pensare] contengono il risultato karmico di vite terrene precedenti”? Lo abbiamo detto: che il karma, nel pensare (oggettivo) che domina il sentire e il volere, tace, mentre, nel pensare (soggettivo) ch’è dominato dal sentire e dal volere, dà voce alle opinioni.
E che cosa significa, invece, che “il pensare e il volere della vita del sentimento [il pensare e il volere nel sentire] determinano karmicamente il carattere”? Che il pensare ne determina (karmicamente) la forma (il tipo), mentre il volere ne determina la forza (il suo essere più o meno marcato o spiccato).
(Ricordiamoci che, in greco, idéa – da idêin: “vedere” – significa appunto “forma”.)
Il tipo “astenico”, ad esempio, risulta più “forte” (più marcato o spiccato), se sotteso dal temperamento melanconico più che da quello flemmatico, così come il tipo stenico, risulta più “forte” (più marcato o spiccato), se sotteso dal temperamento collerico più che da quello sanguigno.
Che cosa significhi, infine, che “il pensare e il sentire della vita della volontà [il pensare e il sentire nel volere] strappano la vita terrena presente dalla concatenazione karmica” lo vedremo nella prossima massima.

99) “Nel sentire e volere del pensiero l’uomo esplica il suo karma del passato; nel pensare e sentire della volontà, prepara il karma del futuro”.

Lasciamo la parola a Unger: “Nella fantasia morale [il pensare nel volere] la libertà dell’uomo comincia a realizzarsi; l’uomo si strappa dai nessi karmici e determina il karma dell’avvenire, la cui azione normativa non viene per questo infranta; altrettanto poco cessa con ciò l’attività delle gerarchie sul karma umano. Proprio mediante tale attività la libertà dell’uomo può così realizzarsi” (1).
L’Io (la libertà), ch’è il presente quale riflesso dell’eterno (o, come preferisce talvolta dire Steiner, della “durata”), per un verso, ci strappa dai “nessi karmici”, ossia dai necessari frutti (effetti) di germi (cause) seminati (posti) nel passato e, per l’altro, determina il “karma dell’avvenire”, ossia semina (pone) nel presente i germi (le cause) dei necessari e futuri frutti (effetti).
Per questo, dissi, quando ci occupammo de La filosofia della libertà, che la necessità sgorga dalla libertà così come il reale sgorga dal possibile (2).
Concludo, proponendo alla vostra meditazione i seguenti pensieri di Unger (3):

L’”io”sperimenta causalità, il suo essere è “per-essenza” ” (cioè “Essere”);
Il corpo astrale sperimenta il tempo; la sua essenza è causalità”;
Il corpo eterico sperimenta lo spazio, la sua essenza è tempo”;
Il corpo fisico subisce la morte, la sua essenza è spazio”;
Pensare il pensare ci dà l’immaginazione; sentire il sentire l’ispirazione; volere il volere l’intuizione”.

Note:

1) C.Unger: Il linguaggio dell’anima cosciente – Antroposofica, Milano 1970, pp. 186-187;
2) cfr. Dialoghi sulla libertà (1) , 20 marzo 2009;
3) C.Unger: op. cit., pp. 146 e 147.

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Di Lucio Russo
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